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Un sistema aperto non si aggiorna da solo, e non dovrebbe farlo. Gli aggiornamenti di Home Assistant in un impianto si pianificano, si provano e si documentano. Ecco un calendario di manutenzione ragionevole e la divisione dei compiti.
Chi viene dai sistemi chiusi è abituato a due modelli di manutenzione. Nel primo il software non si aggiorna mai: l’impianto funziona com’era il giorno della consegna, finché qualcosa non si rompe. Nel secondo si aggiorna da solo, quando lo decide il produttore. Il primo lascia l’impianto vulnerabile, il secondo lo espone a sorprese.
In un sistema aperto come Brick c’è una terza strada: gli aggiornamenti di Home Assistant e degli altri componenti si fanno, ma li decide chi gestisce l’impianto, dopo averli provati. In questo articolo vediamo cosa si aggiorna, ogni quanto, come e chi lo fa.

In un impianto Brick ci sono cinque livelli di software, con ritmi diversi.
Non tutto va aggiornato ogni volta che esce qualcosa. Ma niente dovrebbe restare fermo per anni.
Per un impianto termico proponiamo questo ritmo, che si adatta all’edificio:
Il calendario dell’illustrazione mette gli aggiornamenti a gennaio, aprile, luglio e ottobre e la verifica a settembre. Si può spostare, con una regola: niente aggiornamenti importanti nelle settimane più fredde o più calde dell’anno, quando un problema pesa di più.
La regola d’oro è non aggiornare mai per la prima volta un impianto in funzione. Si prova prima su una copia.
Per un installatore che segue molti impianti con la stessa configurazione, la prova vale per tutti: è uno dei vantaggi delle configurazioni pronte.
Il backup è la rete di sicurezza di ogni aggiornamento. Prima di aggiornare se ne fa uno manuale, in aggiunta a quelli automatici. Se l’aggiornamento dà problemi che non si risolvono subito, si ripristina il backup e si torna alla situazione di prima.
Un backup va provato. Almeno una volta all’anno conviene ripristinarlo su un controllore di prova, per essere sicuri che contenga davvero tutto e che la procedura funzioni. È anche il modo migliore per prepararsi a un guasto dell’hardware, come abbiamo scritto nelle regole minime di sicurezza.
Anche con tutte le prove, può capitare che dopo un aggiornamento qualcosa non funzioni: un’integrazione che ha cambiato nome a un’entità, un nodo di Node-RED che si comporta in modo diverso, un dispositivo Zigbee che non risponde più. Tre regole limitano i danni.
Ogni intervento lascia una riga in un registro: data, chi, cosa, versioni prima e dopo, esito. Può essere un semplice documento condiviso con il cliente. Quando cambia l’installatore, o quando serve capire perché un impianto si comporta in modo diverso da un anno prima, è il primo posto dove guardare.
Prima della stagione di riscaldamento, una visita completa:
In un sistema aperto i ruoli vanno scritti, perché chiunque potrebbe intervenire.
Il contratto di manutenzione si fa con l’installatore, come per gli altri impianti dell’edificio. Non c’è un canone obbligatorio verso ETECH LAB per far funzionare il sistema: è una scelta che abbiamo spiegato nell’articolo sul software libero di Brick.
Molte attività di manutenzione si possono fare a distanza: backup, controllo dei grafici, parte degli aggiornamenti. Serve un accesso sicuro, con una VPN e una chiave personale dell’installatore, come descritto nell’articolo sull’accesso remoto a Home Assistant. Restano in presenza le verifiche sui componenti fisici e gli aggiornamenti più delicati.
Un impianto dura vent’anni, l’hardware di un controllore forse meno. Con un sistema aperto il passaggio a un hardware nuovo non è un rifacimento: si ripristina la configurazione su un controllore nuovo e l’impianto riparte. È la differenza tra un sistema che invecchia con il suo produttore e uno che si rinnova con chi lo gestisce, il tema dell’articolo su Home Assistant in un impianto professionale.
Per gli installatori Brick: novità sulle configurazioni, aggiornamenti consigliati e indicazioni su cosa verificare dopo ogni versione.