

“Open source” è diventato un aggettivo da brochure. Per chi compra un sistema di regolazione ha invece conseguenze molto concrete: chi può mettere le mani sull’impianto, cosa succede se il fornitore sparisce, quanto costa tra dieci anni.
Quando presentiamo Brick, una delle prime domande che riceviamo da progettisti e installatori è: “Se è open source, cosa vendete?”. È una domanda giusta, e la risposta spiega molto di come funziona un sistema di building automation open source.
In breve: il software su cui gira Brick è libero e resta libero. ETECH LAB vende l’hardware pensato per gli impianti, le configurazioni già pronte e provate, e il supporto di chi regola impianti termici da vent’anni. Vediamo cosa vuol dire, in pratica, per chi compra.

Un software libero, o open source, è distribuito con una licenza che concede quattro libertà: usarlo per qualsiasi scopo, studiare come funziona, modificarlo e distribuirne copie, anche modificate. Il codice sorgente è pubblico.
Per chi compra un impianto, queste libertà si traducono in tre garanzie molto concrete.
Ogni componente ha la sua licenza, e vale la pena conoscerle.
Sono tutte licenze riconosciute dalla Open Source Initiative. Le differenze contano soprattutto per chi distribuisce software modificato. Per chi usa e modifica il software sul proprio impianto, le libertà sono le stesse.
Se il software è libero, il valore di Brick sta in tre cose.
L’hardware. Un controllore con 22 ingressi e uscite pensati per sonde, testine, pompe e valvole, un modulo di espansione e il pannello Brick-HMI. È il pezzo che manca quando si prova a portare Home Assistant in un quadro elettrico, come abbiamo raccontato parlando di Home Assistant in un impianto professionale.
Le configurazioni. Flussi di regolazione, dashboard, schemi di architettura e schemi elettrici per impianti radianti e a fan coil, già provati. Sono il frutto di anni di messe in servizio, e fanno la differenza tra un impianto che funziona dal primo giorno e uno che si mette a punto per mesi.
Il supporto. La competenza sulla regolazione degli impianti termici, che nessun software libero contiene: come si imposta una curva climatica, come si coordina una pompa di calore con un pavimento radiante, cosa fare quando una zona non arriva in temperatura.
Su un impianto Brick puoi modificare tutto il software. In pratica le modifiche più comuni sono queste:
Il flusso Node-RED per le zone che abbiamo pubblicato su questo blog è un esempio di come si lavora: si legge, si prova, si adatta.
Libertà non vuol dire che tutto vada toccato. Alcune parti è meglio lasciarle come sono, o modificarle con molta attenzione.
Un ufficio ha un impianto Brick installato da un integratore locale. Dopo qualche anno l’integratore smette l’attività. Con un sistema chiuso il cliente dovrebbe cercare un altro partner autorizzato dello stesso marchio, magari a centinaia di chilometri, oppure rifare la regolazione.
Con un sistema aperto il passaggio è più semplice. Il nuovo integratore riceve gli schemi, l’esportazione dei flussi Node-RED e la configurazione di Home Assistant, accede al controllore con le credenziali che il cliente custodisce, e in poche ore sa come è fatto l’impianto. Non deve chiedere permessi, né comprare licenze, né frequentare un corso del produttore.
Perché funzioni serve una sola condizione: che la documentazione esista e sia del cliente. Per questo nelle nostre consegne gli schemi aggiornati, le credenziali e l’esportazione della configurazione fanno parte del verbale.
La domanda pratica è: se modifico il software, perdo la garanzia? La garanzia dell’hardware riguarda il controllore e non dipende dal software che ci gira. Il supporto sulle configurazioni pronte, invece, ha senso solo se la configurazione è quella che conosciamo. Per questo consigliamo di lavorare su una copia e di documentare le modifiche: chi le ha fatte, quando, perché.
È lo stesso principio che vale in qualunque impianto: chi modifica una logica ne risponde, e chi interviene dopo deve poterlo sapere.
Come si scrive in un capitolato? Si possono chiedere caratteristiche invece di marchi: software con licenza open source riconosciuta, protocolli aperti come Modbus, KNX e Zigbee, funzionamento in locale senza servizi cloud obbligatori, assenza di canoni, consegna della configurazione e degli schemi al committente.
Cosa succede tra dieci anni? L’hardware si può sostituire con un altro controllore che faccia girare lo stesso software. Le configurazioni si esportano. È il contrario del vincolo di marchio, di cui parleremo in un articolo dedicato.
Chi aggiorna il software? L’integratore o il manutentore, secondo il contratto. Gli aggiornamenti di sicurezza dei componenti open source sono pubblici e frequenti.
Funziona con i dispositivi di altri marchi? Sì, ed è uno dei motivi della scelta: come abbiamo visto nell’articolo sui protocolli, Brick lavora con componenti Siemens, Sonoff e di altri produttori.
Hardware, software e modi di acquisto: dal solo hardware per chi vuole fare da sé al sistema su misura.