

Quando proponiamo un impianto basato su software libero, le obiezioni sono quasi sempre le stesse cinque. Sono dubbi legittimi, e meritano risposte precise, non slogan. Le abbiamo raccolte qui, una per una.
Il software libero è ovunque: nei server che fanno funzionare Internet, nei telefoni Android, nelle automobili, nei sistemi delle banche. Eppure, quando entra in un impianto di riscaldamento, suscita diffidenza. È comprensibile: per anni la regolazione degli impianti è stata un mondo di sistemi chiusi, e il software libero sembrava una cosa da appassionati.
L’open source negli impianti pone domande legittime. In questo articolo raccogliamo le cinque che sentiamo più spesso da progettisti, installatori e proprietari, con le risposte che diamo. Abbiamo già spiegato perché Brick usa software libero nell’articolo dedicato; qui rispondiamo ai dubbi.

Il timore è comprensibile: se il codice è pubblico, chiunque può cercarne i punti deboli. Ma vale anche il contrario. Un codice pubblico è letto e controllato da molte più persone di uno segreto, e i difetti, quando vengono trovati, si correggono in fretta e in modo trasparente. Non è un caso se il software libero è alla base di gran parte delle infrastrutture più critiche del mondo.
In un impianto, poi, la sicurezza dipende soprattutto da come è installato. Una rete separata per l’impianto, password personali, aggiornamenti pianificati, nessuna porta aperta verso Internet: sono le regole che abbiamo descritto nell’articolo sulle regole minime di sicurezza, e valgono per qualsiasi sistema, aperto o chiuso. Un sistema chiuso con una password di fabbrica e una porta aperta sul router è molto meno sicuro di un sistema aperto installato bene.
Il dubbio è che un software libero sia fatto da volontari che possono stancarsi da un giorno all’altro. Per i componenti di Brick non è così.
Home Assistant è sviluppato da una comunità molto ampia e coordinato dalla Open Home Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro, con una nuova versione ogni mese. Node-RED è un progetto della OpenJS Foundation, la stessa che cura alcuni degli strumenti più usati dagli sviluppatori web. Linux e Grafana non hanno bisogno di presentazioni. Sono progetti con migliaia di contributori e con aziende che li usano e li finanziano.
Sopra di loro c’è la manutenzione dell’impianto, che fa l’installatore, e quella delle configurazioni pronte, che facciamo noi.
È la domanda più importante per chi compra. La risposta è la stessa di qualsiasi impianto: risponde chi lo ha installato, con la garanzia dei componenti e il contratto di manutenzione.
L’hardware di Brick ha la sua garanzia. Le configurazioni pronte sono supportate da ETECH LAB. L’installatore risponde del suo lavoro, come per una caldaia o un quadro elettrico. Il software libero non toglie nessuna di queste responsabilità: le rende più trasparenti, perché ogni modifica si può documentare e verificare.
La differenza vera è un’altra: se l’installatore non c’è più, l’impianto non resta orfano. Qualsiasi altro professionista può riprenderlo, come abbiamo raccontato nell’articolo sull’installatore autorizzato.
Il software è libero, ma un impianto non è gratis. Il costo sta dove deve stare:
Quello che manca sono le voci che non aggiungono valore: le licenze annuali, i canoni per l’app, i costi per sbloccare funzioni già presenti. È il motivo per cui, su dieci anni, un sistema aperto costa spesso meno di uno chiuso, anche se all’inizio costa di più.
Un impianto dura vent’anni. Nessuno può garantire che un singolo prodotto, aperto o chiuso, sia ancora in commercio tra vent’anni. La domanda giusta è un’altra: cosa succede quando non lo sarà più?
Con un sistema chiuso, quando il produttore smette di supportare un modello, spesso bisogna rifare la regolazione. Con un sistema aperto la configurazione si esporta e si porta su un hardware nuovo, perché il software non appartiene a nessuno in esclusiva. I dati restano leggibili, i protocolli restano standard, le competenze restano diffuse.
È la stessa logica che rende il software libero così diffuso nelle infrastrutture: non dipendere dalla sorte di un’unica azienda.
I cinque dubbi hanno un pregio: si possono rivolgere a qualsiasi sistema, non solo a quelli aperti. Prima di scegliere una regolazione, conviene chiedere al fornitore, per iscritto:
Messe una accanto all’altra, le risposte dicono molto più di qualsiasi scheda tecnica. E aiutano a confrontare sistemi aperti e chiusi con lo stesso metro.
Ogni tanto arriva anche una sesta domanda: “Ci sono tecnici che sanno usarlo?”. Home Assistant è il software di domotica open source più diffuso al mondo, e il numero di integratori che lo conoscono cresce ogni anno. Per gli installatori che vengono dagli impianti termici abbiamo pensato un percorso dedicato, senza bisogno di diventare programmatori. E per gli accessi da remoto e la manutenzione valgono le stesse regole di qualsiasi impianto professionale, come spiegato nell’articolo sull’accesso remoto a Home Assistant.
Abbiamo riassunto tutto questo nel terzo video della nostra serie, che trovi qui sotto. Una chiave sola, quella dell’installatore autorizzato, contro una chiave per tutti: l’impianto aperto si affida a chi si preferisce. Dura meno di un minuto ed è pensato per chi deve decidere, proprietari, gestori e progettisti, più che per i tecnici.
Nella pagina di Brick trovi l’hardware, il software e i modi di acquisto. Se hai un dubbio che non è in questo articolo, scrivici.