

Un impianto di regolazione dovrebbe durare vent’anni. Il rapporto con chi l’ha installato spesso dura molto meno. Se il sistema è chiuso e l’unico installatore autorizzato chiude, l’impianto resta senza nessuno che possa metterci le mani.
Una storia che sentiamo spesso, con piccole varianti. Un piccolo albergo, dieci anni fa, installa un sistema di gestione delle camere e del riscaldamento. Il sistema è di un marchio noto, l’installatore è il partner autorizzato della zona, tutto funziona bene. Poi l’installatore va in pensione, o chiude, o smette di seguire quel marchio. Il primo guasto serio arriva, come sempre, in pieno inverno.
Il gestore scopre che nessun altro installatore della zona è autorizzato. Il software di configurazione non si trova in commercio. La configurazione dell’impianto è sul computer dell’installatore che non c’è più. Le alternative sono due: chiamare un partner da lontano, a caro prezzo, o rifare la regolazione da capo.
Questo è il vendor lock-in nella building automation: il vincolo che lega un impianto a un fornitore, e non per scelta del cliente.

Il vincolo non nasce da cattiva volontà. Nasce da scelte tecniche e commerciali che, prese una per una, hanno anche una logica.
Per il produttore sono strumenti per garantire la qualità delle installazioni e proteggere il proprio lavoro. Per il cliente, nel lungo periodo, diventano un costo e un rischio.
Il costo del vincolo non compare in nessun preventivo. Si manifesta dopo, in quattro modi.
Ne abbiamo parlato in termini di numeri nell’articolo sul costo di un sistema in dieci anni: il vincolo è spesso la voce più grande, e la meno visibile.
Cinque domande aiutano a capire quanto un sistema è aperto, qualunque sia il marchio.
Se le risposte sono “solo noi”, “no”, “no”, “no” e “sì”, il sistema è chiuso. Non è per forza una cattiva scelta, ma è una scelta da fare sapendolo.
Brick è costruito per non legare nessuno. Il software è libero: Linux, Home Assistant, Node-RED e Grafana, come abbiamo spiegato nell’articolo sul software libero di Brick. I protocolli sono aperti: Modbus, KNX, Zigbee. I componenti da abbinare sono di marchi diversi e diffusi.
Ma l’apertura del software non basta, da sola. Serve che il nuovo integratore trovi quello che gli serve. Per questo ogni impianto Brick viene consegnato con:
Con questi elementi, qualsiasi integratore che conosce Home Assistant può riprendere l’impianto in poche ore, senza chiedere permessi a nessuno, nemmeno a noi.
Una chiave sola, quella dell’installatore autorizzato, contro una chiave per tutti: l’impianto aperto si affida a chi si preferisce. È il messaggio da dare a chi deve decidere, proprietari, gestori, progettisti, più che ai tecnici. Per loro la domanda non è quale protocollo usa il sistema, ma chi potrà metterci le mani tra dieci anni.
Chi ha già un sistema chiuso non deve per forza buttarlo via. Conviene però muoversi prima che arrivi il guasto.
Spesso il percorso migliore, anche dal punto di vista economico, è graduale: si mantiene ciò che funziona e si sposta su un sistema aperto ciò che va rinnovato.
Per chi scrive un capitolato, la libertà di scelta si può chiedere esplicitamente, senza indicare marchi:
Per gli enti pubblici sono requisiti particolarmente sensati: un impianto che si può affidare a qualsiasi operatore si gestisce con le normali procedure di manutenzione, senza dipendere da un unico fornitore per tutta la sua vita.
Un ultimo chiarimento. Un sistema aperto non è un sistema in cui chiunque cambia quello che vuole. Le modifiche si documentano, le sicurezze non si toccano, gli accessi sono personali. La differenza è che le regole le decide chi possiede l’impianto, non chi lo vende. È lo stesso principio che abbiamo descritto parlando di Home Assistant in un impianto professionale.
Brick usa software libero e protocolli aperti, e ogni impianto viene consegnato con schemi e configurazione. Scopri come lavoriamo con gli installatori.