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Aperto per scelta: cosa succede quando l’unico installatore autorizzato chiude

Un impianto di regolazione dovrebbe durare vent’anni. Il rapporto con chi l’ha installato spesso dura molto meno. Se il sistema è chiuso e l’unico installatore autorizzato chiude, l’impianto resta senza nessuno che possa metterci le mani.

13 maggio 20265 minuti di letturaRead in English

Una storia che sentiamo spesso, con piccole varianti. Un piccolo albergo, dieci anni fa, installa un sistema di gestione delle camere e del riscaldamento. Il sistema è di un marchio noto, l’installatore è il partner autorizzato della zona, tutto funziona bene. Poi l’installatore va in pensione, o chiude, o smette di seguire quel marchio. Il primo guasto serio arriva, come sempre, in pieno inverno.

Il gestore scopre che nessun altro installatore della zona è autorizzato. Il software di configurazione non si trova in commercio. La configurazione dell’impianto è sul computer dell’installatore che non c’è più. Le alternative sono due: chiamare un partner da lontano, a caro prezzo, o rifare la regolazione da capo.

Questo è il vendor lock-in nella building automation: il vincolo che lega un impianto a un fornitore, e non per scelta del cliente.

Due case a confronto: una con una porta chiusa da un lucchetto e una sola chiave, l’altra con la porta aperta, il controllore Brick all’interno e quattro chiavi
A sinistra un sistema chiuso: una sola chiave, quella dell’installatore autorizzato. A destra un sistema aperto: qualsiasi integratore può lavorarci.

Perché i sistemi chiusi legano a un marchio

Il vincolo non nasce da cattiva volontà. Nasce da scelte tecniche e commerciali che, prese una per una, hanno anche una logica.

  • Software proprietario. La configurazione si fa solo con il programma del produttore, venduto ai partner o concesso dopo un corso.
  • Licenze. Alcune funzioni, o il numero di punti gestiti, dipendono da licenze da acquistare o rinnovare.
  • Reti di partner. Il produttore vende solo attraverso installatori certificati, a volte con esclusive territoriali.
  • Formati chiusi. Configurazioni e dati sono salvati in formati che solo quel software sa leggere.
  • Protocolli proprietari. I dispositivi parlano tra loro in un modo che solo il produttore conosce, e non accettano componenti di altri marchi.

Per il produttore sono strumenti per garantire la qualità delle installazioni e proteggere il proprio lavoro. Per il cliente, nel lungo periodo, diventano un costo e un rischio.

Quanto costa il vincolo

Il costo del vincolo non compare in nessun preventivo. Si manifesta dopo, in quattro modi.

  • Prezzi più alti per l’assistenza e i ricambi, perché non c’è concorrenza.
  • Tempi più lunghi, perché il partner più vicino può essere lontano o molto occupato.
  • Ampliamenti difficili: aggiungere una zona o un componente di un altro marchio è complicato o impossibile.
  • Sostituzioni forzate: quando il produttore smette di supportare un modello, l’impianto va rifatto anche se funziona.

Ne abbiamo parlato in termini di numeri nell’articolo sul costo di un sistema in dieci anni: il vincolo è spesso la voce più grande, e la meno visibile.

Cosa chiedere prima di comprare

Cinque domande aiutano a capire quanto un sistema è aperto, qualunque sia il marchio.

  1. Chi può fare la manutenzione? Solo i partner autorizzati, o qualsiasi installatore competente?
  2. Il software di configurazione è disponibile liberamente? O si ottiene solo con un contratto?
  3. La configurazione dell’impianto viene consegnata al cliente? In un formato leggibile, insieme agli schemi?
  4. Si possono usare componenti di altri marchi? Sonde, testine, regolatori?
  5. Ci sono licenze o canoni? E cosa succede se non si rinnovano?

Se le risposte sono “solo noi”, “no”, “no”, “no” e “sì”, il sistema è chiuso. Non è per forza una cattiva scelta, ma è una scelta da fare sapendolo.

Come Brick passa da un integratore all’altro

Brick è costruito per non legare nessuno. Il software è libero: Linux, Home Assistant, Node-RED e Grafana, come abbiamo spiegato nell’articolo sul software libero di Brick. I protocolli sono aperti: Modbus, KNX, Zigbee. I componenti da abbinare sono di marchi diversi e diffusi.

Ma l’apertura del software non basta, da sola. Serve che il nuovo integratore trovi quello che gli serve. Per questo ogni impianto Brick viene consegnato con:

  • gli schemi elettrici e di architettura aggiornati;
  • l’esportazione della configurazione: flussi Node-RED, impostazioni di Home Assistant, dashboard;
  • le credenziali di accesso, custodite dal cliente;
  • un documento con zone, sonde, logiche e scelte fatte.

Con questi elementi, qualsiasi integratore che conosce Home Assistant può riprendere l’impianto in poche ore, senza chiedere permessi a nessuno, nemmeno a noi.

Il principio, in una frase

Una chiave sola, quella dell’installatore autorizzato, contro una chiave per tutti: l’impianto aperto si affida a chi si preferisce. È il messaggio da dare a chi deve decidere, proprietari, gestori, progettisti, più che ai tecnici. Per loro la domanda non è quale protocollo usa il sistema, ma chi potrà metterci le mani tra dieci anni.

Se l’impianto è già bloccato

Chi ha già un sistema chiuso non deve per forza buttarlo via. Conviene però muoversi prima che arrivi il guasto.

  • Recuperare la documentazione. Schemi, configurazione, credenziali: chiederli oggi all’installatore, finché c’è, è molto più semplice che cercarli domani.
  • Capire cosa si può leggere dall’esterno. Molti sistemi chiusi hanno comunque un’uscita Modbus o KNX, o almeno contatti di stato. Un controllore aperto può affiancarli, leggere i dati e prendere in carico una parte alla volta.
  • Pianificare la sostituzione delle parti più a rischio, come la centrale fuori produzione, in un momento tranquillo, invece di farla d’urgenza a gennaio.

Spesso il percorso migliore, anche dal punto di vista economico, è graduale: si mantiene ciò che funziona e si sposta su un sistema aperto ciò che va rinnovato.

Per progettisti ed enti

Per chi scrive un capitolato, la libertà di scelta si può chiedere esplicitamente, senza indicare marchi:

  • software con licenza open source riconosciuta, o comunque configurazione consegnata al committente in formato aperto;
  • protocolli di comunicazione aperti e documentati;
  • possibilità di manutenzione da parte di qualsiasi operatore qualificato;
  • assenza di canoni obbligatori per il funzionamento.

Per gli enti pubblici sono requisiti particolarmente sensati: un impianto che si può affidare a qualsiasi operatore si gestisce con le normali procedure di manutenzione, senza dipendere da un unico fornitore per tutta la sua vita.

Aperto non vuol dire senza regole

Un ultimo chiarimento. Un sistema aperto non è un sistema in cui chiunque cambia quello che vuole. Le modifiche si documentano, le sicurezze non si toccano, gli accessi sono personali. La differenza è che le regole le decide chi possiede l’impianto, non chi lo vende. È lo stesso principio che abbiamo descritto parlando di Home Assistant in un impianto professionale.

Un impianto che chiunque può riprendere

Brick usa software libero e protocolli aperti, e ogni impianto viene consegnato con schemi e configurazione. Scopri come lavoriamo con gli installatori.