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Nessun canone: quanto costa davvero un sistema di regolazione in dieci anni

Il prezzo d’acquisto è il numero che si guarda di più, ed è quello che dice meno. Un sistema di regolazione resta in casa dieci, quindici, vent’anni: in quel tempo contano gli abbonamenti, le sostituzioni e quello che succede quando il servizio cambia.

1 aprile 20266 minuti di letturaRead in English

Quando si sceglie un termostato smart con abbonamento, o un sistema di regolazione per un edificio, il confronto si fa quasi sempre sul prezzo d’acquisto. È comprensibile: è l’unico numero scritto in grande. Ma un sistema di regolazione non è un elettrodomestico che si cambia dopo cinque anni. Le testine sul collettore e le sonde nelle stanze possono restare al loro posto per vent’anni, e il sistema che le comanda dovrebbe durare almeno dieci.

In questo articolo proponiamo un metodo semplice per confrontare i costi su dieci anni, con tre scenari d’esempio. Le cifre sono ipotesi: servono a mostrare il ragionamento, non a fare un preventivo.

Grafico con tre linee di costo cumulato in dieci anni: un sistema con abbonamento che cresce ogni anno, un sistema chiuso con un salto al sesto anno e un sistema aperto senza canone quasi piatto
Costi cumulati in dieci anni per tre sistemi d’esempio in una casa a 6 zone. Le cifre sono ipotesi per mostrare il metodo, non preventivi.

Le voci di costo

Il costo di un sistema di regolazione in dieci anni è la somma di cinque voci.

  1. Acquisto dei dispositivi: controllore, sonde, testine, eventuali regolatori nelle stanze.
  2. Installazione e messa in servizio: il lavoro dell’installatore, il quadro, le prove.
  3. Canoni e abbonamenti: le quote mensili o annuali per l’app, il cloud, le funzioni avanzate, a volte per l’assistenza.
  4. Sostituzioni: componenti che si guastano o che il produttore smette di supportare. Un sistema che non riceve più aggiornamenti, o la cui app non funziona più con i telefoni nuovi, va sostituito anche se funziona.
  5. Manutenzione: le visite programmate, gli aggiornamenti, i controlli prima della stagione.

Le prime due sono note al momento dell’acquisto. Le altre tre no, ed è lì che i sistemi si differenziano davvero.

Tre scenari a confronto

Prendiamo una casa con pavimento radiante e 6 zone, e tre sistemi d’esempio.

Sistema A, con abbonamento. Termostati smart collegati al cloud. Costa meno all’inizio: 1.800 euro tra dispositivi e installazione. Le funzioni di gestione delle zone e lo storico dei consumi richiedono un abbonamento di 15 euro al mese, cioè 180 euro l’anno. In dieci anni il costo totale arriva a 3.600 euro.

Sistema B, chiuso. Un sistema proprietario installato da un partner autorizzato. Costa 2.600 euro all’inizio. Al sesto anno la centrale esce dal supporto del produttore e va sostituita, con 1.200 euro tra apparecchio e lavoro. In dieci anni: 3.800 euro.

Sistema C, aperto e senza canoni. Un controllore con software libero. Costa di più all’inizio, 3.000 euro, perché comprende il quadro e la regolazione della centrale. Al quinto anno una manutenzione con aggiornamento: 150 euro. In dieci anni: 3.150 euro.

Il sistema che costava di più il primo giorno è quello che costa meno dopo dieci anni. Con altre ipotesi i numeri cambiano, ma il disegno resta simile: i costi ricorrenti, anche piccoli, si sommano anno dopo anno, e le sostituzioni forzate pesano molto.

Il costo che non si vede

Il grafico non mostra una voce: il rischio. Un abbonamento può aumentare. Un servizio può chiudere, come è successo a diversi produttori di domotica, di cui abbiamo raccontato alcuni casi nell’articolo sulla domotica senza cloud. Un produttore può decidere che una funzione oggi gratuita domani sarà a pagamento.

In tutti questi casi chi ha comprato non ha scelta: paga, o rinuncia alla funzione, o cambia sistema. Con un sistema aperto il rischio si riduce molto, perché il software non dipende da un solo fornitore e nessuno può spegnerlo a distanza.

Le domande da fare prima di firmare

Per costruire il proprio confronto bastano poche domande, da fare a ogni fornitore.

  • C’è un canone, oggi? Per quali funzioni? Cosa succede se non lo si paga?
  • Il canone può cambiare? Le condizioni d’uso lo dicono, di solito in modo vago.
  • Per quanti anni è garantito il supporto del software? E degli aggiornamenti dell’app?
  • I componenti si possono sostituire con altri marchi? Se si rompe una sonda, si è obbligati a comprare quella originale?
  • Chi può fare la manutenzione? Solo il partner autorizzato, o qualsiasi installatore?

Cosa include Brick

Brick si compra una volta. Non ci sono canoni per il funzionamento, per l’app o per lo storico dei dati: Home Assistant, Node-RED e Grafana sono software libero, e girano sul controllore nel quadro, come spiegato nell’articolo sul software libero di Brick.

Si può scegliere tra quattro modi d’acquisto, dal solo hardware al sistema su misura, e la manutenzione si concorda con l’installatore secondo le esigenze dell’edificio, senza obbligo di un contratto con ETECH LAB. I componenti da abbinare, come sonde e testine, sono di marchi diffusi e si trovano facilmente.

Come fare il conto per il proprio edificio

Il metodo si applica a qualsiasi edificio, dalla casa all’ufficio. Si prepara una tabella con una riga per anno, da zero a dieci, e una colonna per ogni sistema. Nell’anno zero si mettono acquisto e installazione. In ogni anno si aggiungono canoni e manutenzione. Negli anni in cui è prevedibile una sostituzione, la si aggiunge. Alla fine si sommano le colonne.

Due accorgimenti rendono il confronto più onesto. Il primo: chiedere ai fornitori le cifre per iscritto, comprese quelle dei canoni futuri. Il secondo: considerare gli incentivi, che possono ridurre in modo significativo il costo iniziale dei sistemi che rispettano i requisiti, come la classe B di automazione. Ne abbiamo parlato nell’articolo sul bonus domotica.

Negli edifici con molte zone

In una casa i numeri restano contenuti. In un albergo con trenta camere, in una scuola o in un ufficio su più piani il ragionamento si moltiplica. Molti sistemi con abbonamento fanno pagare per dispositivo o per zona: trenta zone a pochi euro al mese diventano una voce di bilancio, da rinnovare ogni anno.

Negli edifici pubblici c’è un ulteriore problema: un canone è una spesa corrente, che va prevista in ogni bilancio e affidata con una procedura. Un sistema senza canoni si acquista una volta, come un qualsiasi impianto, e la manutenzione si affida insieme a quella degli altri impianti dell’edificio.

E i consumi?

C’è infine la voce più grande di tutte, che il grafico non include: l’energia. Un sistema che regola bene le zone e la temperatura di mandata consuma meno, e su dieci anni la differenza nei consumi può valere più di tutte le altre voci messe insieme. È il motivo per cui, nel confronto, la qualità della regolazione conta quanto il prezzo. E la qualità si vede solo misurandola, con i dati che un buon sistema raccoglie e lascia a chi lo usa.

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