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Il prezzo d’acquisto è il numero che si guarda di più, ed è quello che dice meno. Un sistema di regolazione resta in casa dieci, quindici, vent’anni: in quel tempo contano gli abbonamenti, le sostituzioni e quello che succede quando il servizio cambia.
Quando si sceglie un termostato smart con abbonamento, o un sistema di regolazione per un edificio, il confronto si fa quasi sempre sul prezzo d’acquisto. È comprensibile: è l’unico numero scritto in grande. Ma un sistema di regolazione non è un elettrodomestico che si cambia dopo cinque anni. Le testine sul collettore e le sonde nelle stanze possono restare al loro posto per vent’anni, e il sistema che le comanda dovrebbe durare almeno dieci.
In questo articolo proponiamo un metodo semplice per confrontare i costi su dieci anni, con tre scenari d’esempio. Le cifre sono ipotesi: servono a mostrare il ragionamento, non a fare un preventivo.

Il costo di un sistema di regolazione in dieci anni è la somma di cinque voci.
Le prime due sono note al momento dell’acquisto. Le altre tre no, ed è lì che i sistemi si differenziano davvero.
Prendiamo una casa con pavimento radiante e 6 zone, e tre sistemi d’esempio.
Sistema A, con abbonamento. Termostati smart collegati al cloud. Costa meno all’inizio: 1.800 euro tra dispositivi e installazione. Le funzioni di gestione delle zone e lo storico dei consumi richiedono un abbonamento di 15 euro al mese, cioè 180 euro l’anno. In dieci anni il costo totale arriva a 3.600 euro.
Sistema B, chiuso. Un sistema proprietario installato da un partner autorizzato. Costa 2.600 euro all’inizio. Al sesto anno la centrale esce dal supporto del produttore e va sostituita, con 1.200 euro tra apparecchio e lavoro. In dieci anni: 3.800 euro.
Sistema C, aperto e senza canoni. Un controllore con software libero. Costa di più all’inizio, 3.000 euro, perché comprende il quadro e la regolazione della centrale. Al quinto anno una manutenzione con aggiornamento: 150 euro. In dieci anni: 3.150 euro.
Il sistema che costava di più il primo giorno è quello che costa meno dopo dieci anni. Con altre ipotesi i numeri cambiano, ma il disegno resta simile: i costi ricorrenti, anche piccoli, si sommano anno dopo anno, e le sostituzioni forzate pesano molto.
Il grafico non mostra una voce: il rischio. Un abbonamento può aumentare. Un servizio può chiudere, come è successo a diversi produttori di domotica, di cui abbiamo raccontato alcuni casi nell’articolo sulla domotica senza cloud. Un produttore può decidere che una funzione oggi gratuita domani sarà a pagamento.
In tutti questi casi chi ha comprato non ha scelta: paga, o rinuncia alla funzione, o cambia sistema. Con un sistema aperto il rischio si riduce molto, perché il software non dipende da un solo fornitore e nessuno può spegnerlo a distanza.
Per costruire il proprio confronto bastano poche domande, da fare a ogni fornitore.
Brick si compra una volta. Non ci sono canoni per il funzionamento, per l’app o per lo storico dei dati: Home Assistant, Node-RED e Grafana sono software libero, e girano sul controllore nel quadro, come spiegato nell’articolo sul software libero di Brick.
Si può scegliere tra quattro modi d’acquisto, dal solo hardware al sistema su misura, e la manutenzione si concorda con l’installatore secondo le esigenze dell’edificio, senza obbligo di un contratto con ETECH LAB. I componenti da abbinare, come sonde e testine, sono di marchi diffusi e si trovano facilmente.
Il metodo si applica a qualsiasi edificio, dalla casa all’ufficio. Si prepara una tabella con una riga per anno, da zero a dieci, e una colonna per ogni sistema. Nell’anno zero si mettono acquisto e installazione. In ogni anno si aggiungono canoni e manutenzione. Negli anni in cui è prevedibile una sostituzione, la si aggiunge. Alla fine si sommano le colonne.
Due accorgimenti rendono il confronto più onesto. Il primo: chiedere ai fornitori le cifre per iscritto, comprese quelle dei canoni futuri. Il secondo: considerare gli incentivi, che possono ridurre in modo significativo il costo iniziale dei sistemi che rispettano i requisiti, come la classe B di automazione. Ne abbiamo parlato nell’articolo sul bonus domotica.
In una casa i numeri restano contenuti. In un albergo con trenta camere, in una scuola o in un ufficio su più piani il ragionamento si moltiplica. Molti sistemi con abbonamento fanno pagare per dispositivo o per zona: trenta zone a pochi euro al mese diventano una voce di bilancio, da rinnovare ogni anno.
Negli edifici pubblici c’è un ulteriore problema: un canone è una spesa corrente, che va prevista in ogni bilancio e affidata con una procedura. Un sistema senza canoni si acquista una volta, come un qualsiasi impianto, e la manutenzione si affida insieme a quella degli altri impianti dell’edificio.
C’è infine la voce più grande di tutte, che il grafico non include: l’energia. Un sistema che regola bene le zone e la temperatura di mandata consuma meno, e su dieci anni la differenza nei consumi può valere più di tutte le altre voci messe insieme. È il motivo per cui, nel confronto, la qualità della regolazione conta quanto il prezzo. E la qualità si vede solo misurandola, con i dati che un buon sistema raccoglie e lascia a chi lo usa.
Mandaci lo schema e il numero di zone: ti diamo il costo di Brick, dei componenti e dell’installazione. Senza canoni, né oggi né dopo.