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Domotica senza cloud: cosa significa e perché conta per un impianto termico

Molti termostati smart funzionano solo finché il server del produttore risponde. Per un impianto di riscaldamento, che dura vent’anni, è un rischio da conoscere prima di comprare.

17 dicembre 20255 minuti di letturaRead in English

“Smart” è diventato quasi sinonimo di “collegato a Internet”. Il termostato si comanda dall’app, l’app parla con un server del produttore, il server parla con il termostato. Funziona bene, finché tutti i pezzi della catena ci sono.

La domotica senza cloud segue un’altra strada: la regolazione e i dati restano dentro l’edificio, e Internet serve solo per l’accesso da fuori casa, quando serve. Per una lampadina la differenza conta poco. Per un impianto termico conta molto.

Due case a confronto: una invia i dati a un server lontano nel cloud, l’altra conserva dati e controllore all’interno
A sinistra le misure escono dall’edificio e tornano indietro attraverso il cloud. A destra misure e regolazione restano dentro l’edificio.

Cosa vuol dire “cloud” in un termostato

In molti sistemi domestici il cervello non sta in casa. Il termostato misura la temperatura e la manda a un server; il server decide, applica il programma orario, manda il comando indietro. L’app sul telefono è solo una finestra su quel server.

Questa architettura ha dei vantaggi per chi la vende: aggiornamenti centralizzati, raccolta di dati, nessun bisogno di configurare la rete di casa. Ha però tre conseguenze per chi la compra.

  1. Senza Internet il sistema funziona a metà, o non funziona. Alcuni termostati mantengono l’ultima temperatura impostata, altri perdono il programma.
  2. Il servizio dipende dalle scelte del produttore: può cambiare condizioni, introdurre un abbonamento, chiudere.
  3. I dati escono di casa. Le temperature di ogni stanza, minuto per minuto, finiscono su server di cui non si sa molto.

Quando il servizio cambia o chiude

Non è un rischio teorico. Alcuni casi sono diventati famosi.

Nel 2016 gli hub domotici Revolv, acquistati da Nest, hanno smesso di funzionare del tutto: il servizio è stato chiuso e i dispositivi sono diventati inutilizzabili. Nel 2020 Wink ha imposto ai suoi utenti un abbonamento mensile con pochi giorni di preavviso: chi non pagava perdeva le automazioni. Nel 2022 Insteon ha spento i suoi server senza preavviso, lasciando migliaia di case con dispositivi che non rispondevano più all’app.

Sono storie americane e di domotica leggera. Ma un impianto di riscaldamento è più critico di una lampadina e dura molto di più: un collettore e delle testine possono restare al loro posto vent’anni. È ragionevole chiedersi se il servizio che li comanda ci sarà ancora fra dieci.

Locale e remoto non sono la stessa cosa

Spesso “senza cloud” viene frainteso come “senza app” o “senza controllo da fuori casa”. Non è così. Conviene separare due funzioni.

Il funzionamento locale. Leggere le sonde, decidere quando aprire una zona, gestire il generatore, salvare i dati. Questo deve succedere dentro l’edificio, sempre, con o senza Internet.

L’accesso remoto. Vedere le temperature dal telefono, cambiare un programma mentre si è in viaggio, ricevere un avviso. È comodo, e si può fare anche senza un cloud di terzi, con un collegamento sicuro diretto all’impianto.

Un sistema ben fatto tiene le due cose separate: se cade Internet si perde l’accesso da fuori, non la regolazione.

Cosa resta nell’edificio con Brick

Brick è costruito su questo principio. Il controllore sta nel quadro e fa tutto il lavoro in locale.

  • La regolazione delle zone, della mandata e del generatore è gestita da Node-RED e Home Assistant sul controllore.
  • I dati di temperature, stati e consumi sono salvati sul controllore e mostrati con Grafana.
  • L’app di Home Assistant si collega al controllore sulla rete dell’edificio.
  • Nessun canone: non c’è un servizio a pagamento da cui dipende il funzionamento.

L’accesso da fuori casa si aggiunge se serve, con una rete privata virtuale o un router dedicato, e le chiavi restano al proprietario e al suo installatore.

Il cloud è più sicuro?

Un argomento ricorrente a favore del cloud è la sicurezza: i server dei grandi produttori sono gestiti da specialisti, aggiornati di continuo, protetti meglio di una rete domestica. È vero in parte. Ma un sistema cloud aggiunge anche punti di attacco: un account con una password, un server che conserva i dati di migliaia di case insieme, un’app che deve poter raggiungere l’impianto da Internet. Quando un servizio di questo tipo subisce una violazione, i dati esposti sono quelli di tutti i clienti, non di uno.

Un sistema locale riduce la superficie esposta. Se l’impianto non è raggiungibile da Internet, se non tramite una rete privata, un attaccante deve prima entrare nella rete dell’edificio. Questo non rende un sistema locale sicuro per definizione: servono password robuste, una rete separata per l’impianto e aggiornamenti pianificati. Sono però misure che dipendono da chi gestisce l’impianto, non da un fornitore lontano.

C’è poi la questione della continuità. Un server cloud può essere irraggiungibile per un guasto, per un problema della linea o per una decisione commerciale. Un controllore nel quadro dipende solo dall’alimentazione dell’edificio, come la caldaia che comanda.

Le domande da fare prima di comprare

Che si scelga Brick o un altro sistema, prima di comprare un termostato o un sistema di regolazione conviene fare cinque domande al venditore.

  1. Se cade Internet, cosa continua a funzionare? La risposta giusta è: tutto, tranne l’accesso da fuori.
  2. I programmi orari stanno sul dispositivo o sul server?
  3. C’è un abbonamento, oggi o in futuro? E cosa smette di funzionare se non lo si paga?
  4. Dove finiscono i dati e chi li può usare? Le condizioni d’uso lo dicono, anche se in piccolo.
  5. Se il produttore chiude, l’impianto si può gestire con altro software? Con un sistema aperto sì, con uno chiuso quasi mai.

Il caso degli edifici non residenziali

Per uffici, scuole e strutture ricettive le stesse domande pesano di più. Un ente pubblico non può dipendere da un servizio estero che cambia condizioni. Una struttura ricettiva non può restare senza riscaldamento perché un server è irraggiungibile in un sabato di gennaio. E in entrambi i casi i dati di presenza, che si ricavano facilmente dalle temperature, sono dati personali: chi li tratta deve sapere dove sono conservati, per quanto tempo e chi vi accede. Con un sistema locale la risposta è semplice, perché i dati restano su un controllore dell’edificio.

Per questi edifici la domotica senza cloud non è una preferenza tecnica: è una condizione per avere il controllo del proprio impianto. Parleremo di accesso remoto e di dati nei prossimi articoli di questa categoria.

Brick lavora dentro l’edificio

Regolazione, dati e app funzionano in locale, senza un cloud obbligatorio e senza canoni. L’accesso da fuori casa si aggiunge solo se serve.