

Blog › I tuoi dati restano tuoi
Una casa connessa sa molte cose di chi ci vive: quando si sveglia, quando esce, chi entra. Non serve rinunciare alla comodità per proteggere queste informazioni. Serve sapere quali dispositivi le raccolgono, dove le mandano e cosa si può controllare.
Una casa connessa è comoda: le luci si spengono da sole, il riscaldamento si accende prima del rientro, il campanello mostra chi c’è alla porta. Ogni comodità, però, nasce da un dato: una temperatura, un movimento, un’immagine, un orario. Messi insieme, questi dati raccontano la vita di chi abita la casa.
La smart home privacy non è un tema per specialisti. Riguarda chiunque abbia in casa un assistente vocale, una telecamera o un termostato collegato. In questa guida vediamo quali dispositivi raccolgono dati, come capire dove li mandano, cosa controllare nelle impostazioni e quali diritti si hanno. Senza allarmismi, e senza rinunciare alla tecnologia.

Quasi tutti, in misura diversa. Conviene distinguerli per quello che possono rivelare.
Nessuno di questi dati è pericoloso in sé. Il problema nasce quando escono dalla casa senza che lo si sappia, si accumulano per anni su un server lontano e vengono incrociati con altre informazioni.
La domanda più utile da fare su un dispositivo è semplice: funziona anche senza Internet? Abbiamo spiegato la differenza nell’articolo sulla domotica senza cloud. In pratica, ci sono tre indizi.
Primo: la prova del router. Si stacca il collegamento a Internet, lasciando accesa la rete di casa, e si prova a usare il dispositivo dall’app sul telefono collegato al Wi-Fi. Se continua a funzionare, lavora almeno in parte in locale. Se smette, ogni comando passa da un server esterno.
Secondo: l’account obbligatorio. Se per usare il dispositivo bisogna creare un account presso il produttore, i dati quasi sempre passano dai suoi server.
Terzo: le condizioni d’uso. Sono lunghe, ma basta cercare alcune parole: “terze parti”, “partner”, “conservazione”, “analisi”. Dicono chi riceve i dati e per quanto tempo.
Anche un dispositivo cloud si può rendere più rispettoso. Le impostazioni cambiano da marca a marca, ma le voci da cercare sono quasi sempre le stesse:
Mezz’ora una volta l’anno basta per rivedere tutto. Conviene farlo anche quando si cambia casa o si vende un dispositivo, ripristinando le impostazioni di fabbrica.
La casa non è abitata solo da chi ha installato i dispositivi. Ospiti, figli, persone che lavorano in casa hanno anche loro un diritto alla riservatezza.
Una regola semplice è dire sempre dove sono le telecamere e quando gli assistenti vocali sono attivi. Per i bambini conviene controllare cosa possono fare con i dispositivi e quali dati vengono salvati dei loro comandi vocali. Per chi lavora in casa, come una collaboratrice domestica o una badante, le telecamere vanno segnalate, e in alcuni casi ci sono regole specifiche: è bene informarsi prima di installarle.
Attenzione anche a ciò che si inquadra fuori: una telecamera che riprende la strada o l’ingresso dei vicini esce dall’uso strettamente personale, e le regole sulla protezione dei dati si applicano anche ai privati.
In Europa i dati personali sono protetti dal GDPR, che vale anche per i dati raccolti da un dispositivo in casa. Tre diritti sono particolarmente utili:
Le richieste si fanno di solito dalle impostazioni dell’account o scrivendo al contatto privacy indicato nell’informativa. È lo stesso principio che abbiamo applicato ai consumi di un edificio nell’articolo su come esportare e conservare i dati di consumo: i dati sono tuoi, e devi poterli avere.
Il modo più semplice per proteggere i dati è non farli uscire. Un sistema che lavora in locale regola la casa, registra la storia e mostra tutto sul telefono senza mandare nulla a un server esterno. L’accesso da fuori, quando serve, passa da un collegamento privato.
È il principio su cui abbiamo costruito Brick: il controllore sta nel quadro elettrico, i dati restano sulla sua memoria, e nessuno li vede senza il permesso del proprietario. Lo abbiamo raccontato nel dettaglio nell’articolo su come funziona Brick senza cloud. Non si tratta di rinunciare ai dispositivi cloud, ma di scegliere, per ogni funzione, dove è giusto che stiano i dati.
Abbiamo riassunto questa idea nel quarto video della nostra serie, che trovi qui sotto. Una casa, i suoi dati che nascono stanza per stanza, e un percorso che resta dentro le mura invece di partire verso un server lontano. Dura meno di un minuto e si guarda anche senza audio: è pensato per tutti, non solo per chi si occupa di tecnologia.
Brick regola l’impianto e registra i dati dentro l’edificio, sul controllore nel quadro. Nella pagina di Brick trovi come funziona, oppure scrivici.