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I dati restano in casa: una guida alla privacy della smart home

Una casa connessa sa molte cose di chi ci vive: quando si sveglia, quando esce, chi entra. Non serve rinunciare alla comodità per proteggere queste informazioni. Serve sapere quali dispositivi le raccolgono, dove le mandano e cosa si può controllare.

2 settembre 20265 minuti di letturaRead in English

Una casa connessa è comoda: le luci si spengono da sole, il riscaldamento si accende prima del rientro, il campanello mostra chi c’è alla porta. Ogni comodità, però, nasce da un dato: una temperatura, un movimento, un’immagine, un orario. Messi insieme, questi dati raccontano la vita di chi abita la casa.

La smart home privacy non è un tema per specialisti. Riguarda chiunque abbia in casa un assistente vocale, una telecamera o un termostato collegato. In questa guida vediamo quali dispositivi raccolgono dati, come capire dove li mandano, cosa controllare nelle impostazioni e quali diritti si hanno. Senza allarmismi, e senza rinunciare alla tecnologia.

Sezione di una casa su due piani con i dispositivi più comuni, ognuno con un’etichetta blu “locale” o gialla “cloud”
I dispositivi più comuni di una casa connessa, divisi tra quelli che possono lavorare in locale e quelli che dipendono dal cloud del produttore.

Quali dispositivi raccolgono dati

Quasi tutti, in misura diversa. Conviene distinguerli per quello che possono rivelare.

  • Telecamere e campanelli video: immagini e suoni di chi vive in casa, degli ospiti e spesso di chi passa davanti.
  • Assistenti vocali: ascoltano in attesa della parola di attivazione e registrano le richieste, a volte anche frammenti attivati per errore.
  • Termostati e sonde: temperature e orari, da cui si deduce quando la casa è abitata, come abbiamo spiegato nell’articolo su dove finiscono i dati di un termostato.
  • Sensori di presenza, porte e finestre: chi entra, chi esce, a che ora.
  • Contatori e prese intelligenti: i consumi, che rivelano gli elettrodomestici usati e le abitudini.
  • Serrature connesse: chi apre la porta, e quando.

Nessuno di questi dati è pericoloso in sé. Il problema nasce quando escono dalla casa senza che lo si sappia, si accumulano per anni su un server lontano e vengono incrociati con altre informazioni.

Locale o cloud: come capirlo

La domanda più utile da fare su un dispositivo è semplice: funziona anche senza Internet? Abbiamo spiegato la differenza nell’articolo sulla domotica senza cloud. In pratica, ci sono tre indizi.

Primo: la prova del router. Si stacca il collegamento a Internet, lasciando accesa la rete di casa, e si prova a usare il dispositivo dall’app sul telefono collegato al Wi-Fi. Se continua a funzionare, lavora almeno in parte in locale. Se smette, ogni comando passa da un server esterno.

Secondo: l’account obbligatorio. Se per usare il dispositivo bisogna creare un account presso il produttore, i dati quasi sempre passano dai suoi server.

Terzo: le condizioni d’uso. Sono lunghe, ma basta cercare alcune parole: “terze parti”, “partner”, “conservazione”, “analisi”. Dicono chi riceve i dati e per quanto tempo.

Le impostazioni da controllare

Anche un dispositivo cloud si può rendere più rispettoso. Le impostazioni cambiano da marca a marca, ma le voci da cercare sono quasi sempre le stesse:

  1. Cronologia e registrazioni: molti assistenti vocali permettono di non conservare le registrazioni o di cancellarle in automatico dopo qualche mese.
  2. Condivisione per migliorare il servizio: spesso è attiva di serie e si può disattivare.
  3. Posizione del telefono: serve per le funzioni di presenza, ma si può limitare all’uso dell’app.
  4. Zone private delle telecamere: si possono escludere dalla ripresa le parti della casa, o della strada, che non serve inquadrare.
  5. Accessi condivisi: chi ha ancora accesso all’app? Un ex inquilino, un tecnico, un familiare che non vive più in casa?
  6. Aggiornamenti: un dispositivo che non riceve più aggiornamenti di sicurezza va sostituito o isolato.

Mezz’ora una volta l’anno basta per rivedere tutto. Conviene farlo anche quando si cambia casa o si vende un dispositivo, ripristinando le impostazioni di fabbrica.

Ospiti, bambini, collaboratori

La casa non è abitata solo da chi ha installato i dispositivi. Ospiti, figli, persone che lavorano in casa hanno anche loro un diritto alla riservatezza.

Una regola semplice è dire sempre dove sono le telecamere e quando gli assistenti vocali sono attivi. Per i bambini conviene controllare cosa possono fare con i dispositivi e quali dati vengono salvati dei loro comandi vocali. Per chi lavora in casa, come una collaboratrice domestica o una badante, le telecamere vanno segnalate, e in alcuni casi ci sono regole specifiche: è bene informarsi prima di installarle.

Attenzione anche a ciò che si inquadra fuori: una telecamera che riprende la strada o l’ingresso dei vicini esce dall’uso strettamente personale, e le regole sulla protezione dei dati si applicano anche ai privati.

I diritti che hai

In Europa i dati personali sono protetti dal GDPR, che vale anche per i dati raccolti da un dispositivo in casa. Tre diritti sono particolarmente utili:

  • Accesso: si può chiedere al produttore quali dati ha raccolto e conservato.
  • Cancellazione: si può chiedere di eliminarli, per esempio quando si smette di usare il servizio.
  • Portabilità: si può chiedere di riceverli in un formato leggibile, per portarli altrove.

Le richieste si fanno di solito dalle impostazioni dell’account o scrivendo al contatto privacy indicato nell’informativa. È lo stesso principio che abbiamo applicato ai consumi di un edificio nell’articolo su come esportare e conservare i dati di consumo: i dati sono tuoi, e devi poterli avere.

Una casa connessa che resta privata

Il modo più semplice per proteggere i dati è non farli uscire. Un sistema che lavora in locale regola la casa, registra la storia e mostra tutto sul telefono senza mandare nulla a un server esterno. L’accesso da fuori, quando serve, passa da un collegamento privato.

È il principio su cui abbiamo costruito Brick: il controllore sta nel quadro elettrico, i dati restano sulla sua memoria, e nessuno li vede senza il permesso del proprietario. Lo abbiamo raccontato nel dettaglio nell’articolo su come funziona Brick senza cloud. Non si tratta di rinunciare ai dispositivi cloud, ma di scegliere, per ogni funzione, dove è giusto che stiano i dati.

Il video: i dati restano in casa

Abbiamo riassunto questa idea nel quarto video della nostra serie, che trovi qui sotto. Una casa, i suoi dati che nascono stanza per stanza, e un percorso che resta dentro le mura invece di partire verso un server lontano. Dura meno di un minuto e si guarda anche senza audio: è pensato per tutti, non solo per chi si occupa di tecnologia.

Scopri come Brick conserva i dati

Brick regola l’impianto e registra i dati dentro l’edificio, sul controllore nel quadro. Nella pagina di Brick trovi come funziona, oppure scrivici.