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Dove finiscono i dati di un termostato smart

Un termostato smart sa a che ora ti svegli, quando esci di casa e quando parti per le vacanze. Non perché qualcuno lo spii, ma perché sono informazioni scritte nelle temperature. Vale la pena sapere dove vanno.

25 febbraio 20266 minuti di letturaRead in English

Un termostato tradizionale sa una sola cosa: la temperatura della stanza in cui si trova. Un termostato smart collegato al cloud ne sa molte di più, e le manda di continuo ai server del produttore. È così che funziona l’app, ed è così che il produttore offre funzioni come i consigli di risparmio o la gestione automatica quando si esce di casa.

Non c’è niente di illegale e spesso niente di nascosto: è scritto nelle condizioni d’uso. Ma pochi le leggono, e ancora meno si chiedono cosa si possa capire da quei dati. Proviamo a farlo.

Infografica con una casa, un percorso tratteggiato verso un server del produttore, un servizio di analisi e un destinatario sconosciuto, e un riquadro con le informazioni deducibili dalle temperature
Il percorso lungo dei dati di un termostato collegato al cloud, e cosa si può capire dalle temperature di una casa. L’alternativa è un percorso breve, che resta dentro l’edificio.

Quali dati raccoglie un termostato

Un termostato collegato al cloud manda al server, in genere ogni pochi minuti:

  • la temperatura e spesso l’umidità di ogni stanza in cui c’è un sensore;
  • i setpoint e i programmi impostati, e ogni modifica fatta a mano;
  • lo stato dell’impianto: quando scalda, quando si ferma, per quanto tempo;
  • la presenza, se il termostato ha un sensore di movimento o usa la posizione del telefono per capire quando si è in casa;
  • dati tecnici: modello, versione del software, indirizzo della rete, qualità del segnale.

A questi si aggiungono i dati dell’account: nome, email, indirizzo dell’abitazione, a volte i dati della bolletta se si usano funzioni di confronto dei consumi.

Cosa si deduce dalle temperature

Presi uno per uno, sono dati innocui. Messi in fila nel tempo, raccontano molto della vita di chi abita la casa. Dalle sole temperature e dagli stati dell’impianto si capisce:

  • a che ora ci si sveglia e si va a dormire, dalle accensioni del mattino e della sera;
  • quando la casa è vuota, dalle attenuazioni durante il giorno o dal sensore di presenza;
  • quando si parte per le vacanze, dal regime antigelo che resta attivo per giorni;
  • quante persone ci vivono e in quali stanze, dall’uso delle zone;
  • lo stato di salute della casa, dalla velocità con cui si raffredda.

Sono le stesse informazioni che un ladro vorrebbe avere, e che un assicuratore o un fornitore di energia troverebbero interessanti. Non vuol dire che vengano usate così. Vuol dire che esistono, e che stanno su un server fuori casa.

Cosa dicono le condizioni d’uso

Le condizioni d’uso dei servizi cloud per la casa tendono a ripetere alcune clausole. Vale la pena cercarle prima di comprare.

  • Uso per migliorare il servizio. I dati servono a sviluppare nuove funzioni e ad addestrare algoritmi. Di solito in forma “anonimizzata” o “aggregata”, termini che cambiano significato da un contratto all’altro.
  • Condivisione con partner. Fornitori di energia, assicurazioni, aziende di analisi. Spesso con il consenso dell’utente, a volte con un consenso dato una volta e dimenticato.
  • Conservazione. Per quanto tempo restano i dati, e cosa succede quando si chiude l’account.
  • Cambio di proprietà. Se l’azienda viene venduta, i dati passano al nuovo proprietario.
  • Sede dei server. Dentro o fuori dall’Unione Europea, con regole diverse.

Per legge, in Europa, le temperature collegate a un account sono dati personali, protetti dal GDPR. Si ha il diritto di sapere quali dati vengono trattati, di riceverne una copia e di chiederne la cancellazione. È un diritto utile, ma richiede di sapere a chi chiedere.

Il caso degli edifici con più persone

In una casa privata il problema riguarda una famiglia. In un ufficio, in una scuola, in una struttura ricettiva riguarda dipendenti, studenti, ospiti. Le temperature delle stanze, incrociate con i sensori di presenza, dicono chi c’è e quando.

Per chi gestisce questi edifici i dati dell’impianto diventano dati personali di terzi, con tutto quello che comporta: informative, responsabili del trattamento, contratti con i fornitori. Un sistema che invia tutto a un server esterno aggiunge un fornitore alla catena. Un sistema locale la accorcia.

L’alternativa locale

Un sistema di regolazione locale tiene i dati dove nascono: nell’edificio. Le temperature si leggono, si usano per regolare e si salvano su un controllore nel quadro. L’app li legge da lì, in casa o da fuori attraverso una rete privata, come abbiamo spiegato parlando di accesso remoto senza cloud.

Questo non vuol dire rinunciare ai dati: anzi, con un sistema locale si possono conservare più a lungo e con più dettaglio, perché lo spazio è tuo. Vuol dire decidere tu se, quando e con chi condividerli. Per esempio con un energy manager per una diagnosi energetica, esportando solo quello che serve.

È il principio su cui è costruito Brick, e uno dei motivi per cui abbiamo scelto la domotica senza cloud: i dati restano a disposizione esclusiva di chi usa l’impianto.

Se hai già un termostato smart

Non serve buttare via un termostato che funziona. Qualche accorgimento riduce i dati che escono di casa.

  • Rileggi le impostazioni della privacy nell’app. Molte funzioni di condivisione, come i programmi con i fornitori di energia o il miglioramento del servizio, si possono disattivare.
  • Disattiva la geolocalizzazione se non la usi davvero. È il dato più personale di tutti, e spesso la funzione che lo usa si può sostituire con un programma orario ben fatto.
  • Chiedi una copia dei tuoi dati. È un diritto previsto dal GDPR, e vedere cosa contiene il file è il modo più rapido per capire cosa raccoglie il servizio.
  • Verifica se esiste un’integrazione locale. Alcuni termostati si possono comandare da Home Assistant direttamente sulla rete di casa, senza passare dal cloud. In quel caso il termostato può restare, e l’app del produttore diventa facoltativa.

Quando arriverà il momento di rinnovare l’impianto, la scelta di un sistema locale si potrà fare con calma, sapendo cosa si guadagna.

Tre domande da fare al venditore

Prima di scegliere un termostato o un sistema di regolazione, tre domande aiutano a capire dove finiranno i dati.

  1. Dove sono salvati i dati, e per quanto tempo? Una risposta precisa, con il paese dei server, è un buon segno. “Nel cloud” non è una risposta.
  2. Con chi vengono condivisi? E si può dire di no senza perdere funzioni dell’impianto?
  3. Il sistema funziona anche senza inviare dati? Se la regolazione si ferma senza il server, i dati non sono una scelta ma una condizione.

Con Brick i dati restano nell’edificio

Temperature, programmi e consumi sono salvati sul controllore, nel quadro. Nessun server esterno li riceve, a meno che non lo decida tu.