

Blog › I tuoi dati restano tuoi
Un termostato smart sa a che ora ti svegli, quando esci di casa e quando parti per le vacanze. Non perché qualcuno lo spii, ma perché sono informazioni scritte nelle temperature. Vale la pena sapere dove vanno.
Un termostato tradizionale sa una sola cosa: la temperatura della stanza in cui si trova. Un termostato smart collegato al cloud ne sa molte di più, e le manda di continuo ai server del produttore. È così che funziona l’app, ed è così che il produttore offre funzioni come i consigli di risparmio o la gestione automatica quando si esce di casa.
Non c’è niente di illegale e spesso niente di nascosto: è scritto nelle condizioni d’uso. Ma pochi le leggono, e ancora meno si chiedono cosa si possa capire da quei dati. Proviamo a farlo.

Un termostato collegato al cloud manda al server, in genere ogni pochi minuti:
A questi si aggiungono i dati dell’account: nome, email, indirizzo dell’abitazione, a volte i dati della bolletta se si usano funzioni di confronto dei consumi.
Presi uno per uno, sono dati innocui. Messi in fila nel tempo, raccontano molto della vita di chi abita la casa. Dalle sole temperature e dagli stati dell’impianto si capisce:
Sono le stesse informazioni che un ladro vorrebbe avere, e che un assicuratore o un fornitore di energia troverebbero interessanti. Non vuol dire che vengano usate così. Vuol dire che esistono, e che stanno su un server fuori casa.
Le condizioni d’uso dei servizi cloud per la casa tendono a ripetere alcune clausole. Vale la pena cercarle prima di comprare.
Per legge, in Europa, le temperature collegate a un account sono dati personali, protetti dal GDPR. Si ha il diritto di sapere quali dati vengono trattati, di riceverne una copia e di chiederne la cancellazione. È un diritto utile, ma richiede di sapere a chi chiedere.
In una casa privata il problema riguarda una famiglia. In un ufficio, in una scuola, in una struttura ricettiva riguarda dipendenti, studenti, ospiti. Le temperature delle stanze, incrociate con i sensori di presenza, dicono chi c’è e quando.
Per chi gestisce questi edifici i dati dell’impianto diventano dati personali di terzi, con tutto quello che comporta: informative, responsabili del trattamento, contratti con i fornitori. Un sistema che invia tutto a un server esterno aggiunge un fornitore alla catena. Un sistema locale la accorcia.
Un sistema di regolazione locale tiene i dati dove nascono: nell’edificio. Le temperature si leggono, si usano per regolare e si salvano su un controllore nel quadro. L’app li legge da lì, in casa o da fuori attraverso una rete privata, come abbiamo spiegato parlando di accesso remoto senza cloud.
Questo non vuol dire rinunciare ai dati: anzi, con un sistema locale si possono conservare più a lungo e con più dettaglio, perché lo spazio è tuo. Vuol dire decidere tu se, quando e con chi condividerli. Per esempio con un energy manager per una diagnosi energetica, esportando solo quello che serve.
È il principio su cui è costruito Brick, e uno dei motivi per cui abbiamo scelto la domotica senza cloud: i dati restano a disposizione esclusiva di chi usa l’impianto.
Non serve buttare via un termostato che funziona. Qualche accorgimento riduce i dati che escono di casa.
Quando arriverà il momento di rinnovare l’impianto, la scelta di un sistema locale si potrà fare con calma, sapendo cosa si guadagna.
Prima di scegliere un termostato o un sistema di regolazione, tre domande aiutano a capire dove finiranno i dati.
Temperature, programmi e consumi sono salvati sul controllore, nel quadro. Nessun server esterno li riceve, a meno che non lo decida tu.