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I dati di consumo sono tuoi: esportarli, conservarli, darli all’energy manager

Un impianto che registra i propri consumi produce, anno dopo anno, un archivio prezioso. Serve per una diagnosi energetica, per una pratica di incentivo, per decidere il prossimo intervento. A patto di saperlo esportare e conservare.

1 luglio 20265 minuti di letturaRead in English

In un impianto con Brick, temperature, stati e consumi sono registrati minuto per minuto e restano sul controllore, dentro l’edificio. È una scelta precisa, di cui abbiamo parlato negli articoli sulla domotica senza cloud e su dove finiscono i dati di un termostato: i dati sono di chi usa l’impianto.

Essere padroni dei propri dati, però, vuol dire anche poterli usare: esportarli quando servono, conservarli negli anni, darli a chi li sa leggere. Questo articolo spiega come, in particolare per esportare i dati di Home Assistant verso un energy manager.

Una casa con un arco blu e l’icona dei dati all’interno, una cartella gialla con la scritta CSV e un foglio di calcolo accanto alla scritta energy manager
I dati completi restano dentro l’edificio, sul controllore. Si esporta solo quello che serve, per esempio un file CSV per l’energy manager.

Dove sono i dati in Brick

In un impianto Brick i dati stanno in due posti, con compiti diversi.

Il database di Home Assistant. Conserva la cronologia dettagliata di tutti i sensori, di solito per qualche giorno, e le statistiche orarie di lungo periodo, come i consumi di energia, per molto più tempo. È quello che si vede nell’app, nei pannelli Cronologia ed Energia.

Il database delle serie temporali che alimenta Grafana. Conserva le misure al minuto per mesi o anni, secondo la politica di conservazione impostata. È quello che si usa per le analisi, come nella dashboard della centrale termica.

Entrambi stanno sul controllore. Nessuna copia viene mandata fuori dall’edificio, a meno che non lo decida chi gestisce l’impianto.

Esportare in CSV

Il formato più semplice e più universale per esportare dati è il CSV: un file di testo con una riga per ogni misura e le colonne separate da un carattere. Si apre con qualsiasi foglio di calcolo e con qualsiasi software di analisi.

Ci sono tre modi di ottenerlo.

  • Dall’app di Home Assistant. Nel pannello Cronologia si scelgono i sensori e il periodo, e si scaricano i dati. È il modo più rapido per un estratto di pochi giorni.
  • Da Grafana. Ogni pannello di una dashboard permette di vedere i dati che mostra e di scaricarli in CSV. È il modo più comodo per periodi lunghi e per dati già aggregati, per esempio il consumo giornaliero.
  • Con un’esportazione programmata. Un flusso Node-RED può preparare ogni mese un file con i dati del mese, nel formato concordato, e salvarlo in una cartella condivisa dell’edificio o mandarlo via email a chi lo deve ricevere.

Un file che si capisce

Un CSV utile non è solo una colonna di numeri. Perché chi lo riceve possa usarlo senza telefonate, conviene rispettare poche regole:

  • le date in formato standard, anno-mese-giorno e ora, con il fuso orario indicato;
  • una colonna per misura, con un nome chiaro e l’unità: mandata_radiante_C, gas_m3, energia_PdC_kWh;
  • lo stesso intervallo per tutte le misure, per esempio un valore all’ora, invece di letture irregolari;
  • un breve file di accompagnamento che spiega cosa misura ogni colonna, dove si trova la sonda o il contatore, e cosa è cambiato nell’impianto nel periodo.

L’ultimo punto è il più trascurato e il più utile. Un salto nei consumi a metà gennaio si capisce subito se il file dice che quel giorno è stata cambiata la curva climatica.

Quanto conservarli, e dove

I dati di consumo diventano più preziosi con il tempo. Un anno serve a capire come lavora l’impianto. Tre o quattro anni permettono di confrontare inverni diversi e di dimostrare il risultato di un intervento.

Una buona politica è questa:

  • misure al minuto per un anno, sul controllore;
  • medie orarie e totali giornalieri per molti anni, anche dieci, che occupano pochissimo spazio;
  • una copia di sicurezza fuori dal controllore, nell’edificio o presso l’installatore, insieme ai backup della configurazione.

Così un guasto del controllore non cancella la storia dell’impianto.

Cosa serve a un energy manager

Un energy manager, o un esperto in gestione dell’energia, che prepara una diagnosi energetica ha bisogno di dati che permettano di capire come l’edificio usa l’energia. Le diagnosi seguono un metodo definito dalle norme, come la UNI CEI EN 16247, ma i dati richiesti sono in buona parte gli stessi:

  • consumi orari o giornalieri di gas ed energia elettrica, per almeno una stagione;
  • temperatura esterna, per calcolare i gradi giorno;
  • temperature di mandata e ritorno e ore di funzionamento del generatore;
  • temperature e programmi delle zone, per capire come è usato l’edificio;
  • gli interventi fatti sull’impianto, con le date.

Sono le misure che abbiamo descritto nell’articolo sulle sei misure di una centrale termica. Un impianto che le registra da un anno permette una diagnosi molto più precisa, e più economica, di una basata sulle sole bollette.

Condividere senza perdere il controllo

A volte i dati servono a qualcuno in modo continuativo: un energy manager che segue l’edificio tutto l’anno, un tecnico che ne cura la manutenzione. Invece di mandare un file ogni mese si può dare un accesso.

Anche qui vale il principio dell’impianto locale. L’accesso si dà con un utente personale, con permessi di sola lettura sulle dashboard che servono, attraverso la rete privata dell’impianto. Si revoca quando il rapporto finisce. È molto diverso dal caricare i dati su una piattaforma esterna di cui non si controllano le regole: la copia resta una, nell’edificio, e chi la consulta lo fa alle condizioni del proprietario.

La privacy di chi abita l’edificio

Prima di consegnare i dati a qualcuno conviene chiedersi cosa contengono. Le temperature stanza per stanza, ora per ora, dicono quando le persone sono presenti. In una casa privata la decisione è del proprietario. In un ufficio, in un albergo, in un condominio, riguarda anche altre persone.

Spesso la soluzione è semplice: per una diagnosi bastano i dati della centrale e i totali per zona o per piano, senza il dettaglio di ogni stanza. Esportare solo quello che serve è il modo più semplice di proteggere tutti.

Il valore di un archivio

C’è un’ultima ragione per curare i dati di consumo: valgono. Per vendere o affittare un edificio, per accedere a un incentivo, per scegliere tra due interventi, per dimostrare a un ente che una misura ha funzionato. Un impianto che conserva i propri dati, e li consegna in un formato aperto, mette questo valore nelle mani di chi lo possiede.

Hai bisogno di un’esportazione su misura?

Se un energy manager o un tecnico ti chiede i dati del tuo impianto Brick in un formato preciso, scrivici: ti aiutiamo a prepararli.