

Blog › I tuoi dati restano tuoi
Un impianto che registra i propri consumi produce, anno dopo anno, un archivio prezioso. Serve per una diagnosi energetica, per una pratica di incentivo, per decidere il prossimo intervento. A patto di saperlo esportare e conservare.
In un impianto con Brick, temperature, stati e consumi sono registrati minuto per minuto e restano sul controllore, dentro l’edificio. È una scelta precisa, di cui abbiamo parlato negli articoli sulla domotica senza cloud e su dove finiscono i dati di un termostato: i dati sono di chi usa l’impianto.
Essere padroni dei propri dati, però, vuol dire anche poterli usare: esportarli quando servono, conservarli negli anni, darli a chi li sa leggere. Questo articolo spiega come, in particolare per esportare i dati di Home Assistant verso un energy manager.

In un impianto Brick i dati stanno in due posti, con compiti diversi.
Il database di Home Assistant. Conserva la cronologia dettagliata di tutti i sensori, di solito per qualche giorno, e le statistiche orarie di lungo periodo, come i consumi di energia, per molto più tempo. È quello che si vede nell’app, nei pannelli Cronologia ed Energia.
Il database delle serie temporali che alimenta Grafana. Conserva le misure al minuto per mesi o anni, secondo la politica di conservazione impostata. È quello che si usa per le analisi, come nella dashboard della centrale termica.
Entrambi stanno sul controllore. Nessuna copia viene mandata fuori dall’edificio, a meno che non lo decida chi gestisce l’impianto.
Il formato più semplice e più universale per esportare dati è il CSV: un file di testo con una riga per ogni misura e le colonne separate da un carattere. Si apre con qualsiasi foglio di calcolo e con qualsiasi software di analisi.
Ci sono tre modi di ottenerlo.
Un CSV utile non è solo una colonna di numeri. Perché chi lo riceve possa usarlo senza telefonate, conviene rispettare poche regole:
mandata_radiante_C, gas_m3, energia_PdC_kWh;L’ultimo punto è il più trascurato e il più utile. Un salto nei consumi a metà gennaio si capisce subito se il file dice che quel giorno è stata cambiata la curva climatica.
I dati di consumo diventano più preziosi con il tempo. Un anno serve a capire come lavora l’impianto. Tre o quattro anni permettono di confrontare inverni diversi e di dimostrare il risultato di un intervento.
Una buona politica è questa:
Così un guasto del controllore non cancella la storia dell’impianto.
Un energy manager, o un esperto in gestione dell’energia, che prepara una diagnosi energetica ha bisogno di dati che permettano di capire come l’edificio usa l’energia. Le diagnosi seguono un metodo definito dalle norme, come la UNI CEI EN 16247, ma i dati richiesti sono in buona parte gli stessi:
Sono le misure che abbiamo descritto nell’articolo sulle sei misure di una centrale termica. Un impianto che le registra da un anno permette una diagnosi molto più precisa, e più economica, di una basata sulle sole bollette.
A volte i dati servono a qualcuno in modo continuativo: un energy manager che segue l’edificio tutto l’anno, un tecnico che ne cura la manutenzione. Invece di mandare un file ogni mese si può dare un accesso.
Anche qui vale il principio dell’impianto locale. L’accesso si dà con un utente personale, con permessi di sola lettura sulle dashboard che servono, attraverso la rete privata dell’impianto. Si revoca quando il rapporto finisce. È molto diverso dal caricare i dati su una piattaforma esterna di cui non si controllano le regole: la copia resta una, nell’edificio, e chi la consulta lo fa alle condizioni del proprietario.
Prima di consegnare i dati a qualcuno conviene chiedersi cosa contengono. Le temperature stanza per stanza, ora per ora, dicono quando le persone sono presenti. In una casa privata la decisione è del proprietario. In un ufficio, in un albergo, in un condominio, riguarda anche altre persone.
Spesso la soluzione è semplice: per una diagnosi bastano i dati della centrale e i totali per zona o per piano, senza il dettaglio di ogni stanza. Esportare solo quello che serve è il modo più semplice di proteggere tutti.
C’è un’ultima ragione per curare i dati di consumo: valgono. Per vendere o affittare un edificio, per accedere a un incentivo, per scegliere tra due interventi, per dimostrare a un ente che una misura ha funzionato. Un impianto che conserva i propri dati, e li consegna in un formato aperto, mette questo valore nelle mani di chi lo possiede.
Se un energy manager o un tecnico ti chiede i dati del tuo impianto Brick in un formato preciso, scrivici: ti aiutiamo a prepararli.