

Una scuola è vuota per più ore di quante sia piena: pomeriggi, fine settimana, vacanze. Eppure molti impianti scolastici seguono un orario fisso, uguale per tutto l’edificio. Regolare il riscaldamento sugli orari veri è il primo passo per spendere meno.
La building automation nelle scuole ha un vantaggio rispetto a quasi ogni altro edificio: gli orari sono noti in anticipo, per tutto l’anno. Si sa quando cominciano le lezioni, quando finiscono, quali pomeriggi la palestra è usata da una società sportiva, quando ci sono le vacanze di Natale e di Pasqua.
Eppure molti impianti scolastici lavorano con un programma unico, impostato anni fa: acceso dalle sei alle quattordici, dal lunedì al sabato, per tutto l’edificio. Gli uffici che restano aperti il pomeriggio hanno freddo, le aule vuote il sabato sono calde, la palestra è riscaldata anche quando nessuno la usa. In questo articolo vediamo come si regola una scuola sugli orari veri.

Il punto di partenza è il calendario, che in una scuola ha tre livelli.
Un buon sistema di regolazione li gestisce tutti e tre: un programma settimanale per zona, eccezioni per gli usi extra, e un calendario delle chiusure che mette l’edificio in attenuazione o in antigelo.
In Italia l’esercizio degli impianti di riscaldamento è regolato dal DPR 74 del 2013, che fissa per ogni zona climatica il periodo e le ore massime di accensione. Bari, per esempio, è in zona C: riscaldamento dal 15 novembre al 31 marzo, al massimo dieci ore al giorno. La temperatura negli ambienti non deve superare i 20 °C, con due gradi di tolleranza.
Dieci ore al giorno sembrano tante, ma in un edificio grande e con molta inerzia vanno usate bene: partire troppo presto spreca ore, partire troppo tardi lascia le aule fredde alla prima ora. Un controllore che registra le ore di funzionamento aiuta anche a dimostrare il rispetto dei limiti.
Una scuola costruita con muri spessi, o con un impianto a pavimento, ha bisogno di tempo per scaldarsi. Il lunedì mattina, dopo due giorni di attenuazione, serve molto più tempo che il martedì.
La soluzione è un preriscaldamento variabile: il controllore calcola quando partire in base alla temperatura esterna e a quella delle aule, in modo da arrivare in temperatura all’inizio delle lezioni e non prima. Nelle prime settimane si osserva l’edificio e si affinano i tempi; poi il sistema impara.
Un edificio scolastico ha almeno tre tipi di spazi con esigenze diverse, e merita almeno tre zone.
Nelle scuole più grandi conviene separare anche le ali e i piani, soprattutto se hanno esposizioni diverse. È lo stesso principio della regolazione per zone di una casa, che abbiamo discusso nell’articolo sul risparmio della regolazione per zone, applicato in grande.
Le vacanze sono il momento in cui una scuola spreca di più senza che nessuno se ne accorga. Due settimane a Natale, una a Pasqua, i ponti: giorni in cui l’edificio è vuoto ma l’impianto, se nessuno ha cambiato il programma, lavora come in un giorno di lezione.
Con un calendario delle chiusure caricato all’inizio dell’anno scolastico, l’edificio va da solo in attenuazione profonda o in antigelo, e il preriscaldamento riparte in tempo per il rientro. Restano attive solo le zone degli uffici nei giorni in cui la segreteria è aperta. È una delle misure più semplici e con il ritorno più rapido.
In una scuola il sistema lo usano persone diverse, con competenze diverse.
Ognuno con il suo utente e i suoi permessi: il collaboratore non deve poter cambiare la curva climatica, il manutentore non deve dover chiamare qualcuno per vedere un grafico.
Per un ente che gestisce molti edifici, i dati di consumo sono uno strumento di governo. Permettono di confrontare le scuole tra loro, scoprire quella che consuma il doppio a parità di superficie, verificare il risultato di un intervento, preparare le pratiche per gli incentivi.
Servono le misure di base della centrale termica, descritte nell’articolo sulle sei misure di una centrale termica, e un modo semplice di esportarle, come spiegato nell’articolo sull’esportazione dei dati. Con un sistema locale, i dati restano dell’ente e non di un fornitore.
Gli enti pubblici possono accedere a incentivi dedicati per l’efficienza energetica degli edifici, tra cui il Conto Termico, che con la versione 3.0 considera anche i sistemi di automazione e controllo degli edifici. Requisiti, percentuali e procedure vanno verificati sul sito del GSE al momento del progetto. Ne abbiamo parlato nell’articolo sul bonus domotica e la classe B.
Per un ente pubblico c’è un requisito che conta quanto il risparmio: non dipendere da un solo fornitore. Un sistema chiuso, con un unico installatore autorizzato e licenze da rinnovare, lega l’ente per molti anni, con tutte le difficoltà di una procedura di affidamento obbligata. Un sistema aperto si affida con le normali gare di manutenzione, a qualsiasi operatore qualificato. È il tema dell’articolo sull’installatore autorizzato, e per una scuola è ancora più importante.
Per enti, scuole e sedi pubbliche: un sopralluogo per capire come lavora oggi l’impianto e quali zone e calendari servono.