

Molti impianti hanno già un termostato in ogni stanza, ma nessuno li coordina. Con la configurazione A0 si tengono i termostati e si aggiunge un controllore che gestisce mandata, pompa, generatore e acqua calda. Il lavoro sta in una giornata.
C’è un tipo di impianto che si trova ovunque, dalle villette degli anni Duemila ai piccoli uffici: pavimento radiante, un termostato a filo in ogni stanza, ogni termostato collegato alla testina della sua zona. Funziona, ma ogni stanza fa da sé. La caldaia non sa quante zone chiedono calore, la temperatura di mandata è sempre la stessa, nessuno registra niente.
Passare da una termoregolazione stand-alone a un impianto connesso non richiede di cambiare i termostati. La configurazione A0 di Brick parte proprio da loro: li tiene dove sono e aggiunge un controllore che coordina tutto il resto. In questo articolo raccontiamo la giornata di lavoro, ora per ora.

L’impianto tipo per la A0 ha queste caratteristiche:
Ogni pezzo funziona. Quello che manca è il coordinamento: la regolazione climatica della mandata, la gestione della richiesta al generatore in base alle zone, la priorità dell’acqua calda, i dati.
Con la A0 i termostati restano nelle stanze e continuano a fare il loro lavoro: dire se la stanza ha bisogno di calore. Ma invece di comandare direttamente la testina, il loro contatto arriva al controllore. Da lì Brick decide.
Per chi abita la casa non cambia quasi niente: i termostati sono gli stessi. Cambia come lavora la centrale, e da quel giorno si vedono i dati.
Prima di partire conviene avere tutto in cantiere:
Preparare il quadro in laboratorio è la scelta che fa stare il lavoro in una giornata. In cantiere si monta e si collega, non si cabla da zero.
Ore 8, sopralluogo e verifiche. Si confronta lo schema con l’impianto reale: quali circuiti vanno a quale zona, dove arrivano i cavi dei termostati, come è collegata la caldaia. Si fotografa tutto prima di toccare niente.
Ore 9, il quadro. Si monta il quadro nel locale tecnico, si porta l’alimentazione protetta, si collegano pompa, valvola miscelatrice e richiesta al generatore. Si montano la sonda di mandata, ben a contatto con il tubo e isolata, e la sonda esterna, sulla facciata nord.
Ore 12, il collettore. Si scollegano le testine dai termostati e si portano al quadro. I cavi dei termostati arrivano agli ingressi di Brick. È il momento in cui l’impianto resta fermo, di solito per un paio d’ore.
Ore 14, la configurazione. Brick con la configurazione A0 ha già la logica pronta: si assegnano ingressi e uscite alle zone, si imposta la curva climatica di partenza, si impostano i limiti di mandata e la priorità dell’acqua calda.
Ore 16, le prove. Una zona alla volta: si forza la chiamata dal termostato e si verifica che si apra la testina giusta, che parta la pompa, che la valvola si muova, che arrivi la richiesta al generatore. Poi si prova l’acqua calda.
Ore 17, la consegna. Si mostra al cliente cosa è cambiato: per lui quasi niente, i termostati sono gli stessi. Si consegnano lo schema aggiornato, le credenziali dell’app e il verbale.
In una giornata così, i ritardi arrivano quasi sempre dagli stessi punti.
Il lavoro vero di regolazione comincia dopo. Nelle prime due settimane si guardano i grafici: la mandata segue la curva? Le zone arrivano in temperatura? La caldaia fa troppe accensioni? Si corregge la curva come spiegato nell’articolo sulla regolazione climatica, un passo alla volta.
E dopo qualche mese, se il cliente lo desidera, il passaggio successivo è semplice: sostituire i termostati a filo con sonde senza fili e passare alla regolazione dall’app, come nelle configurazioni B. Il controllore e il quadro restano gli stessi. È lo stesso percorso descritto nell’articolo sul rinnovo da uno a otto zone, fatto in due tempi.
Al cliente conviene raccontarlo così: i termostati restano gli stessi, ma da oggi qualcuno li ascolta tutti insieme. Lo schema stand-alone, con ogni termostato che lavora per conto proprio, diventa un impianto connesso, con i collegamenti verso Brick che coordinano zone, mandata e generatore. È il modo più rapido per far capire cosa cambia davvero, e cosa invece resta com’è.
La A0 copre fino a 4 zone. Per impianti più grandi, fino a 8 zone, c’è la A1, con la stessa logica. In entrambi i casi, chi conosce già la termoregolazione degli impianti radianti troverà uno schema familiare: cambia solo chi coordina le zone.
Schema di architettura e schema elettrico della configurazione A0, in DWG. Sono il punto di partenza per il tuo quadro.