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Termoregolazione di un impianto radiante: la guida per chi lo installa

La termoregolazione di un impianto radiante decide se il pavimento scalda bene o se l’impianto resta lento, disomogeneo e caro. Ecco gli elementi, le scelte da fare e come si portano nel quadro.

3 dicembre 20256 minuti di letturaRead in English

Un impianto radiante a pavimento lavora con acqua a bassa temperatura e con molta inerzia. Sono i suoi pregi: comfort uniforme, niente correnti d’aria, ottima resa con le pompe di calore. Sono anche i motivi per cui la termoregolazione di un impianto radiante va pensata bene. Un pavimento che risponde in ore, non in minuti, perdona poco gli errori di regolazione.

Questa guida è per chi installa: quali elementi servono, quali scelte fare e come si portano nel quadro elettrico. In un articolo precedente abbiamo visto quanto si può risparmiare con la regolazione per zone. Qui ci occupiamo di come si fa.

Sezione di un pavimento radiante con tubi nel massetto, sonda ambiente, collettore con testine, valvola miscelatrice, pompa e controllore Brick
Gli elementi di un impianto radiante: tubi nel massetto, collettore con le testine, valvola miscelatrice, pompa, sonde e controllore nel quadro.

Gli elementi dell’impianto

Partiamo dall’acqua e arriviamo al quadro.

Il generatore. Caldaia a condensazione o pompa di calore. In entrambi i casi rende meglio con una temperatura di mandata bassa: per il radiante in riscaldamento si lavora di solito tra 30 e 35 °C, raramente oltre i 40 °C.

La valvola miscelatrice a tre vie. Mescola l’acqua calda del generatore con quella di ritorno dall’impianto, per mandare ai circuiti la temperatura giusta. Serve quando il generatore produce acqua più calda di quella che serve al pavimento, per esempio con una caldaia che alimenta anche i radiatori del bagno o l’acqua calda sanitaria. È comandata da un servomotore, a 3 punti o modulante 0–10 V.

La pompa del circuito radiante. Fa circolare l’acqua miscelata. Oggi è quasi sempre elettronica, a velocità variabile.

Il collettore. Distribuisce l’acqua ai circuiti, uno o più per stanza. Su ogni via di ritorno si monta una testina elettrotermica, che apre o chiude il circuito. Sono attuatori lenti, impiegano qualche minuto ad aprirsi: per il pavimento va benissimo.

Le sonde. Una sonda ambiente per zona, a filo o senza fili. Una sonda sulla mandata, subito dopo la valvola miscelatrice. Una sonda esterna, se si fa la regolazione climatica. Negli impianti che raffrescano anche d’estate serve una sonda di umidità.

La sicurezza. Un termostato di sicurezza sulla mandata, a riarmo manuale, che ferma la pompa se l’acqua supera la temperatura massima ammessa per il massetto. È un dispositivo cablato, che non dipende dal controllore.

Mandata fissa o climatica

La prima scelta riguarda come si decide la temperatura dell’acqua che va nel pavimento.

Mandata fissa. La valvola miscelatrice mantiene sempre la stessa temperatura, per esempio 35 °C, e le testine aprono e chiudono le zone. È semplice, ma d’inverno nei giorni miti il pavimento riceve acqua più calda del necessario e le zone fanno molti cicli di accensione e spegnimento.

Mandata climatica. La temperatura di mandata segue la temperatura esterna lungo una curva: più fa freddo fuori, più calda è l’acqua. È la scelta giusta per quasi tutti gli impianti, e diventa indispensabile con una pompa di calore, perché ogni grado in meno sulla mandata migliora la sua efficienza. Ne parleremo in dettaglio in un articolo dedicato alla curva climatica.

Il caso migliore unisce le due cose: curva climatica sulla mandata, testine che rifiniscono stanza per stanza. Il controllore può anche correggere la curva quando vede che tutte le zone chiedono calore da ore, o che nessuna lo chiede.

Zone e tempi di risposta del massetto

Un massetto di 5–7 cm impiega ore a scaldarsi e ore a raffreddarsi. Questo cambia il modo di pensare le zone.

  • Le zone servono per il comfort e per i programmi settimanali, più che per le attenuazioni brevi. Spegnere una stanza per due ore a metà giornata cambia poco.
  • Il preriscaldamento conta. Se le camere devono essere a 20 °C alle 7, la zona deve partire molto prima. Un buon controllore impara quanto prima, invece di usare un orario fisso.
  • L’attenuazione notturna deve essere moderata. Due o tre gradi, non di più: un pavimento freddo al mattino ci mette troppo a tornare in temperatura.
  • I circuiti di una stessa stanza vanno nella stessa zona. Se il soggiorno ha tre circuiti, le tre testine si comandano insieme.

Prima di decidere le zone conviene guardare lo schema del collettore. Capita spesso che i circuiti siano stati posati per stanza ma etichettati male. Un’ora passata a verificarli all’inizio ne risparmia molte in fase di prova.

Il cablaggio nel quadro

La termoregolazione vive nel quadro elettrico. Un buon quadro di termoregolazione ha alcune caratteristiche ricorrenti.

  • Protezioni separate per il controllore, per le testine e per le pompe, così un guasto su un carico non spegne tutto.
  • Alimentazione delle testine coerente con il modello scelto. Le testine esistono a 230 V e a 24 V: quelle a 24 V richiedono un trasformatore dimensionato sulla somma delle correnti di spunto, che all’accensione sono molto più alte di quelle a regime.
  • Morsetti numerati per ogni sonda e ogni uscita, con la stessa numerazione dello schema. Chi verrà dopo di te ringrazierà.
  • Cavi delle sonde separati da quelli di potenza, per evitare disturbi sulle letture.
  • Il termostato di sicurezza in serie alla pompa, fuori dalla logica del controllore.

Le sonde senza fili, per esempio Zigbee, semplificano molto i rinnovi: niente tracce nei muri, una sonda per stanza appoggiata o fissata a parete. Nelle costruzioni nuove le sonde a filo restano la scelta più robusta.

Le configurazioni Brick a confronto

Le configurazioni pronte di Brick coprono i casi più comuni e partono tutte dallo stesso principio: il controllore gestisce generatore, valvola miscelatrice, pompe e zone, e registra tutti i dati.

  • Configurazioni A. Radiante fino a 4 zone (A0) o 8 zone (A1), con termostati di zona. Sono pensate per rinnovare impianti esistenti senza cambiare quello che c’è nelle stanze.
  • Configurazioni B. Radiante fino a 4 o 8 zone con sonde e attuatori senza fili Zigbee e regolazione dall’app. La B4 aggiunge un regolatore in ogni stanza. B3 e B5 sono per i fan coil.
  • Configurazione C0. Impianti misti, radiante e fan coil, con regolatori ambiente Modbus.
  • Configurazione D0. Impianti misti con regolatori KNX, terminali in sequenza e generatori a più stadi.

Ogni configurazione gestisce anche l’acqua calda sanitaria, le pompe di distribuzione e la ventilazione meccanica controllata, se presente. Per ognuna sono disponibili lo schema di architettura e lo schema elettrico in DWG.

Prima di accendere

Una termoregolazione ben progettata può comunque partire male. Tre controlli prima della messa in servizio:

  1. Ogni testina corrisponde alla sua zona. Si apre una zona alla volta e si verifica sul collettore quale circuito si scalda.
  2. La sonda di mandata legge davvero la mandata, a valle della valvola miscelatrice, ben a contatto con il tubo e isolata.
  3. Il termostato di sicurezza interviene. Si prova abbassando la soglia, non aspettando un guasto.

Alla messa in servizio dedicheremo un articolo con la checklist completa. Per ora il consiglio è uno: lo schema elettrico va aggiornato con le modifiche fatte in cantiere, e lasciato nel quadro.

Lo schema elettrico è già disegnato

Ogni configurazione Brick ha lo schema di architettura e lo schema elettrico in DWG. Parti da quello della B2, radiante fino a 8 zone con sonde senza fili, e adattalo al tuo impianto.