

In molte case il pavimento radiante ha già un collettore con un circuito per stanza, ma un solo termostato li comanda tutti. Passare alla gestione del riscaldamento a zone è un lavoro di qualche giorno, non una ristrutturazione.
Il caso è comune: una casa o un piccolo ufficio con un impianto a pavimento radiante di dieci o quindici anni, un collettore con un circuito per ogni stanza e un solo termostato in soggiorno. Tutti i circuiti si aprono e si chiudono insieme. Le camere a nord sono fredde, lo studio al sole è troppo caldo, e d’estate la storia si ripete al contrario.
La buona notizia è che per passare alla gestione del riscaldamento a zone non serve rifare l’impianto. I tubi nel pavimento ci sono già, e anche i circuiti separati. Manca solo il modo di comandarli uno per uno.

Prima di proporre qualunque intervento conviene guardare tre cose.
Il collettore. Quanti circuiti ha, e quali stanze servono. Spesso sul collettore ci sono le etichette, a volte sono sbagliate. Se i circuiti sono già predisposti per le testine, cioè hanno le valvole con il filetto per l’attuatore, il lavoro è molto più semplice.
La centrale. Che generatore c’è, se esiste una valvola miscelatrice, dove sta la pompa del circuito radiante, se c’è una sonda esterna. Questo dice quanta parte della centrale conviene portare sotto il nuovo controllore.
L’uso delle stanze. Chi ci vive, in quali orari, quali stanze restano vuote per giorni. È la parte che decide quante zone servono davvero. Otto zone in una casa dove si vive tutti in soggiorno sono un costo senza ritorno. Come abbiamo visto nell’articolo sul risparmio della regolazione per zone, il vantaggio è grande nelle case disomogenee e piccolo nelle altre.
Il rinnovo tocca tre elementi.
Le testine sui circuiti. Si montano sulle valvole del collettore, una per circuito. Se una stanza ha più circuiti, le sue testine si comandano insieme. Le testine elettrotermiche si cablano verso il quadro; quelle senza fili Zigbee non richiedono cavi ma vanno verificate sulla compatibilità con le valvole del collettore.
Le sonde nelle stanze. Una per zona. Nei rinnovi le sonde senza fili sono quasi sempre la scelta giusta: si appoggiano su un mobile o si fissano a parete con un biadesivo, a un metro e mezzo da terra, lontano da finestre, termosifoni e luce diretta. Nessuna traccia nei muri, nessuna polvere.
Il controllore. Prende il posto del vecchio termostato come cervello dell’impianto. Legge le sonde, comanda le testine e, se lo si collega anche alla centrale, gestisce la pompa, la valvola miscelatrice e la richiesta di calore al generatore. È qui che le zone smettono di essere otto termostati indipendenti e diventano un impianto coordinato.
In pratica il rinnovo si svolge tutto tra il locale tecnico, il collettore e le pareti delle stanze dove si appoggiano le sonde.
Per una casa fino a otto zone il lavoro richiede di solito due o tre giorni, con l’impianto fermo solo per qualche ora.
Il momento migliore è l’autunno, prima che l’impianto lavori a pieno ritmo, oppure la primavera. In pieno inverno si può fare comunque: le ore di fermo sono poche e il pavimento, con la sua inerzia, non si raffredda in così poco tempo.
Dopo la consegna conviene prevedere un controllo a distanza di due o tre settimane, guardando i grafici delle temperature di ogni zona. È il momento per sistemare programmi e curva, come spiegato nell’articolo sulla regolazione climatica.
Nei rinnovi gli errori si ripetono, e quasi sempre si potevano evitare.
Ogni stanza ha la sua temperatura e il suo programma. La camera dei bambini si scalda prima del risveglio, lo studio solo nei giorni in cui si lavora da casa, la stanza degli ospiti resta in attenuazione finché non serve. Dall’app si vedono le temperature di tutte le zone e si cambia un programma in pochi secondi.
E c’è un vantaggio che si nota meno ma conta: per la prima volta si vede come si comporta la casa. Quali stanze faticano a scaldarsi, quanto lavora il generatore, come cambiano i consumi da un mese all’altro. Sono i dati che servono per decidere i passi successivi, dal cambio del generatore all’isolamento di una parete.
Il caso che incontriamo più spesso è quello di una casa con quattro stanze e un solo termostato: in soggiorno fa troppo caldo, in camera si gela. Con il rinnovo ogni stanza prende la sua temperatura e Brick le regola una per una, coordinandole con la caldaia o la pompa di calore. Per chi ci vive la differenza si sente già la prima settimana.
Le configurazioni Brick pensate per questo caso sono la B1 e la B2, fino a 4 e fino a 8 zone, con sonde e testine senza fili e regolazione dall’app. Se le stanze hanno già termostati a filo che si vogliono tenere, le configurazioni A0 e A1 partono da quelli.
Con una foto del collettore e lo schema della centrale ti diciamo quante zone si possono fare e quale configurazione Brick serve.