

In quasi ogni casa c’è una stanza troppo calda e una troppo fredda, anche con il riscaldamento acceso. Non è un difetto dell’impianto: è il modo in cui funzionano gli edifici. Capire perché aiuta a scegliere la soluzione giusta, che non sempre è la più costosa.
“In soggiorno si muore di caldo, in camera si gela.” È una frase che chi installa impianti sente in quasi ogni sopralluogo. Il riscaldamento è acceso, il termostato segna 20 °C, eppure una temperatura diversa nelle stanze è la regola, non l’eccezione.
Spesso il primo sospetto cade sull’impianto: un radiatore che non scalda, un circuito con l’aria, una caldaia troppo debole. A volte è così. Molto più spesso, però, le differenze nascono dall’edificio stesso e da come lo si usa. In questo articolo vediamo le cause più comuni, una per una, e cosa si può fare.

Basta una sonda per stanza per accorgersene. In una casa media, in una giornata d’inverno, tra la stanza più calda e quella più fredda ci sono spesso due o tre gradi, a volte di più. E le differenze cambiano nel corso della giornata: la stanza fresca al mattino può essere la più calda nel pomeriggio.
Due o tre gradi sembrano pochi, ma il comfort si gioca proprio lì. A 18 °C si sente freddo da fermi, a 23 °C si apre la finestra. E ogni finestra aperta con il riscaldamento acceso è energia che esce.
La prima causa è il sole. D’inverno il sole è basso e entra in profondità dalle finestre esposte a sud e a ovest. Una stanza con una grande vetrata a sud, in una giornata limpida, può ricevere dal sole tanto calore quanto dall’impianto.
Al Sud l’effetto è ancora più forte, perché le giornate di sole d’inverno sono tante. Le stanze esposte a nord, al contrario, non vedono mai il sole e perdono calore verso l’esterno per tutta la giornata.
Il risultato è che due stanze identiche, con lo stesso impianto, possono avere bisogni opposti nello stesso momento.
La seconda causa è come si vivono le stanze. Le persone scaldano: ognuno di noi produce calore come una piccola stufa. Un soggiorno con quattro persone e la televisione accesa si scalda da solo di qualche grado. Una cucina con il forno acceso ancora di più.
Le camere, invece, si usano soprattutto la sera e la notte, e di giorno restano vuote e chiuse. Lo studio si usa solo in certi giorni. La stanza degli ospiti quasi mai. Ogni stanza ha un suo orario, e un impianto che le tratta tutte allo stesso modo scalda alcune stanze quando non servono e altre troppo tardi.
La terza causa è l’edificio. Una stanza d’angolo ha due pareti verso l’esterno invece di una, e perde più calore. Una stanza sotto il tetto, o sopra un garage non riscaldato, ha superfici fredde sopra o sotto. Un vecchio infisso lascia passare aria. Una parete con un ponte termico, per esempio un pilastro non isolato, resta fredda al tatto.
Anche l’aria si muove: il calore sale, quindi in una casa su due piani il piano alto tende a essere più caldo, soprattutto se le scale sono aperte.
Sono differenze che non si risolvono con la regolazione, ma che la regolazione deve conoscere per non sbagliare.
Con un solo termostato, tutta la casa segue una stanza: quella dove sta il termostato, di solito il soggiorno. Se il soggiorno è al sole, il termostato si soddisfa presto e spegne il riscaldamento anche per le camere a nord, che restano fredde. Se è in una stanza fredda, l’impianto continua a scaldare e le stanze al sole diventano troppo calde.
In entrambi i casi qualcuno è scontento, e la reazione tipica peggiora le cose: si alza il termostato, così le stanze calde diventano più calde, e si aprono le finestre. Come abbiamo visto nell’articolo sul risparmio della regolazione per zone, è proprio questa disomogeneità a determinare quanto conviene regolare ogni stanza per conto suo.
Non sempre serve rifare la regolazione. Conviene procedere per gradi.
Primo: verificare l’impianto. Radiatori con l’aria, circuiti del pavimento chiusi o sbilanciati, una pompa a velocità troppo bassa. Sono problemi che si risolvono in poche ore e che a volte bastano da soli.
Secondo: bilanciare. Regolare le portate dei circuiti, in modo che le stanze che perdono più calore ricevano più acqua calda. In un pavimento radiante si fa con i flussimetri del collettore.
Terzo: regolare la mandata. Una curva climatica ben impostata evita di mandare acqua troppo calda nelle giornate miti, quando le differenze tra le stanze si sentono di più. Ne abbiamo parlato nell’articolo sulla regolazione climatica.
Quarto: regolare per zone. Una sonda per ogni stanza o gruppo di stanze, una testina per ogni circuito, un controllore che coordina tutto. Ogni stanza ha la sua temperatura e il suo orario. È la soluzione completa, e spesso non richiede di toccare né tubi né pavimenti, come abbiamo raccontato nell’articolo sul rinnovo da uno a otto zone.
Il modo più semplice per capire quale passo serve è misurare. Qualche sonda senza fili, lasciata nelle stanze per una o due settimane, mostra quanto sono grandi le differenze, in quali ore e in quali giornate. Se le differenze sono piccole e costanti, basta bilanciare. Se cambiano con il sole e con gli orari, serve la regolazione per zone.
È anche il modo più onesto di scegliere: si decide guardando i dati della propria casa, non le promesse di un catalogo.
Abbiamo raccontato questa storia nel primo video della nostra serie, che trovi qui sotto. Una casa con quattro stanze e un solo termostato: in soggiorno fa troppo caldo, in camera si gela. Poi le stanze prendono ognuna il suo colore, dal fresco al caldo, e Brick le regola una per una, comandando le valvole di zona, la miscelatrice e il circolatore. Dura meno di un minuto e si guarda anche senza audio: è pensato per chi vive la casa, più che per chi la progetta.
Con una foto del collettore e qualche informazione sulle stanze ti diciamo se conviene regolare per zone, quante zone fare e quale configurazione Brick serve.